Il mio post di ieri ha dato vita ad alcune reazioni familiari. Una di queste è quella che segue, rubata dalla pagina facebook di mia sorella Claudia.

A lei devo una risposta alla domanda che pone al termine di questo racconto.

Mi sa che dobbiamo deciderci ad accettare l’incontro con il “mastro” dell’Addio…oppure a prendere un vero “mastro”.

“C’è una casa sopra una collina” che mi aspetta ogni giorno di qualsiasi anno.
Questa casa ha un tetto spiovente, un blocco unico di cemento armato,: è stata costruita male la mia casa sulla collina, il tetto è troppo pesante, grava su di lei come un macigno, le crea crepe profonde, ma al contempo, quello stesso tetto la tiene insieme.
Primo miracolo di un “mastro” creativo.
La casa, ha fondamenta molto profonde, mi hanno detto. E’ stata costruita mentre ero dentro una pancia, non una pancia qualsiasi, la pancia, quella pancia. Io mettevo su centimetri di me stessa, mentre qualcun altro piantava assi di acciaio sulle quali faceva colare cemento armato; mi crescevano le dita, mentre qualcun altro poggiava travi forti. Ed intorno, mentre allestivo i miei bronchi, piantavano un noce ed un cotogno.
Secondo miracolo di un “mastro” ingegnoso.
La casa, se entri dentro, sembra che abbiano sparato sul muro con un fucile a pallettoni, dicono sia stato una specie di insetto della sabbia, un piccolo cosino, che ho sempre immaginato come un vermetto, che morendo creava bolle di aria che sono esplose nel tempo, producendo questa tappezzeria dal vago sapore western, sulla quale, ciascuno di noi ha intessuto storie per stupire, per terrorizzare, per far ridere chi è passato dalla casa sulla collina. Mentre il vermetto faceva tutto questo io sono cresciuta.
Terzo miracolo di un “mastro” giocherellone.
La casa sulla collina è stata costruita davanti ad una montagna fatta di case di giorno e di luci di notte. Attorno alla casa ci sono piccoli quadrati, minuscoli, un mosaico di quadretti colorati che da bambina immaginavo fossero di zucchero. Di sotto, sceso lo scalino di questo perimetro che scontorna la casa, c’è una terrazza. Non l’ho mai vista senza crepe. Prima aveva tre aiuole che a giugno si riempivano di margherite bianche e un albero di pere minuscole, “setteimbocca” si chiamano. Adesso le aiuole sono state cancellate da un’altra colata di cemento. Ma il piccolo però è lì.
Quarto miracolo di un “mastro”ostinato.
Due individui anziani hanno donato la casa sopra la collina alla loro figlia. La figlia aveva con se un marito e due figli .La donna aveva un tetto troppo pesante sulla testa, quel tetto la teneva unita ma lei non ne ha retto il peso. Il marito ha portato nella casa sulla collina una nuova moglie, tre figli, una quarta figlia di amore, e un cane. Ciascuno di questi personaggi ha tolto una ragnatela, raccolto una mandorla dall’albero più lontano, visto o immaginato una vigna sotto il terrazzo. Ha dipinto una ringhiera, bevuto una tazza di latte a ponente e incrociato parole a levante. Tutti, una sera, si sono seduti su sedie di vimini e hanno guardato le luci del paese di fronte accendersi una ad una.
Quinto miracolo di un “mastro” dell’amore.
La casa sulla collina è ancora lì, e mi aspetta.
Il “mastro” mi ha confidato di sentirsi perduto.
Forse il “mastro” non ha più miracoli a disposizione.

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3 pensieri su “La casa sulla collina

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