Troppopieno

Troppopieno

Dopo tanta pioggia…

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Ma che bellissima parola composta è “troppopieno”!
Troppopieno è la condotta della Gristia che non regge la pressione e i guardiani della centrale che sono costretti ad aprire la chiusa e l’acqua che salta di balza in balza per decine di metri e poi si incontra e si fonde con il fiume a valle.

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Salvia splendens

Salvia splendens

È già passato quasi un anno. Difficile da credere.

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Siamo a tavola, noi tre. Voi hamburger, io pasta con la verdura. Zaccheo canticchia “Italia” di Mino Reitano, l’ha sentita in “Tolo Tolo”. Gli dico che è una canzone ridicola, piena di retorica, ma nel film c’era anche “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori che è bellissima e che voglio sentire con loro.

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Soprattutto il vento

Soprattutto il vento

Tanti possibili finali…

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Questo racconto nasce veramente da innumerevoli sollecitazioni: la lettura dell’ultimo libro dal titolo “Sicurezza” del mio amico Michele Nardelli, uno dei personaggi de “L’estate Incantata” di Ray Bradbury che o più amato, il racconto “Walter” di Michele Serra. C’è anche dentro un po’ del Piccolo Principe e tanto della mia vita, naturalmente.

Lo dedico a tutti quelli che avranno voglia e pazienza per leggerlo ma soprattutto ai miei Piccoli e a Veronica nella speranza che presto torneremo insieme al Passo del Vento. Lo dedico inoltre al mio amico Giovanni al quale a quel passo ho dato, fra trent’anni (anzi adesso 29), un appuntamento, e al mio amico Giancarlo chiedendogli di venirmi a strappare dal “contenitore” se domani dovesse avere la sensazione che io non sia più capace di farlo da solo.

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Bisogna dire all’inverno

Bisogna dire all’inverno

Tre mesi fa. Quando ancora l’inverno non c’era. Adesso che l’inverno è arrivato la voglio ripetere, prima di tutto a me stesso.

Bisogna dire all’inverno

che crediamo nella gemma,

nello stemma di una primavera

che intera ritorna ad ogni giro dell’astro.

Bisogna dire all’inverno

che crediamo nell’incastro perfetto

che ad angolo retto

si apre alla speranza.

Bisogna dire all’inverno

che crediamo nella stanza

dove arde il fuoco

e in quel poco di calore

che strappiamo all’universo.

Bisogna dire all’inverno

che abbiamo già pronto un verso

a celebrare il nostro essere vivi,

fino a prova contraria,

e l’aria pura che respiriamo.

Bisogna dire all’inverno

che ci prendiamo cura comunque

del figlio, dell’amico, dell’amato

e che col nostro stesso fiato

commiato daremo all’arsura del gelo.

Bisogna dire all’inverno

che noi non abbiamo paura.

La solitudine dell’agricoltore

La solitudine dell’agricoltore

Un piccolo racconto circolare e fuori stagione. Ma rileggerlo mi ha fatto piacere.

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E poi arriva il giorno in cui rientro a casa dall’orto con un paniere pieno di fagiolina (noi qui non li chiamiamo fagiolini…avrà a che fare con la storia delle arancine?).

Vera quasi sempre dice: “ma come…è già pronta?”. Poi quella sera la bolliamo e la magiamo ancora prima di sederci a cena, così senza condimento, un baccello alla volta.

Al Piccolo piace molto, il Grande come sempre mangia e non esprime giudizi, e quel giorno comincia l’estate.

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L’ultimo castello

L’ultimo castello

Sembra essere passato un secolo. Questa estate che viene lo fai ancora un castello di sabbia con me, mio Adorato?

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L’abbiamo costruito bello e forte, non è vero mio Adorato.

Lo abbiamo costruito resistente, con i suoi tre torrioni impavesati di bandiere di carta e pezzi di canna.

Lo so che ieri ti abbiamo dato un dispiacere, lo so che ieri, nonostante il sole, la giornata è cominciata male e per me non c’è sole che regga alle tue lacrime.

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Fra il lacrimare e il piangere

Fra il lacrimare e il piangere

A volte non me la sento di prendere di petto le cose. A volte faccio grandi giri attorno carezzando un dispiacere anziché tuffarmici dentro. Per il dispiacere di oggi prendo in prestito da me stesso un post scritto più di tre anni fa. Lo regalo alle maestre di mio figlio che stamattina, non potendo abbracciare, non potendo baciare, piangevano.

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Sentivamo già da giorni che potesse accadere da un momento all’altro. E stamattina quello che temevamo si è avverato.

Si sa, due galli in un pollaio sono una “proverbiale” stupidagine, eppure i nostri due non erano stati un grosso problema se non per le galline costrette a sopportare attenzioni doppie.

Poi nelle ultime settimane il gallo anziano ha cominciato a perdere la sua supremazia. E mentre, quando era lui il capo, considerava il gallo giovane uno della famiglia, appena il giovane ha assunto il ruolo del capo ha cominciato scientificamente a costringere l’anziano dentro il pollaio senza dargli neanche la possibilità di nutrirsi.

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