La coda della lucertola

La coda della lucertola
Avrei bisogno di più tempo per il Piccolo. Avrei bisogno di più tempo. Non so se è una fase, a me sembra che lui sia stato sempre così. Ma non so se sarà così per sempre. Cesare è preilluministico, prerinascimentale, pretutto. Ripercorre i secoli all’indietro e con il suo fare spavaldo riesce nella sintesi più difficile: rimettere assieme scienza e filosofia con importanti incursioni nel campo religioso. Poi, leggero com’è, fa un salto in avanti di diversi secoli e nel tempo del battito d’ala di una “farfalla” diventa ipertecnologico, spudoratamente avveniristico, visionario e asimoviano. Impasta tutto con quelle sue manine da lemure e si tira fuori, come fa il prestigiatore dal cilindro, una di quelle cose che ti fanno riflettere per un’intera giornata.
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Il Rigogolo

Il Rigogolo

L’ho sentito cantare per due giorni ma non l’ho mai visto. In realtà quest’ultima frase va intesa nel suo significato relativo e assoluto. Perché quando finalmente lo ho scorto fra le foglie mi sono reso conto che era la prima volta che vedevo questo uccello. Continue reading “Il Rigogolo”

Lei mi guarda

Lei mi guarda

Accade una volta l’anno, di questi tempi. Io sono la sotto, con la schiena piegata e so che lei da sopra mi sta guardando. Prendo tempo, faccio di tutto per non sollevare lo sguardo, ancora qualche piantina immersa nel terreno, un irrigatore da ripulire. Prendo tempo. Ma poi, un po’ perché schiena e ginocchia lo chiedono con forza, un po’ perché io lo voglio, sollevo lo sguardo e lei è li in tutto il suo splendore. La primavera mi guarda e allora anche io la guardo. In questo tempo dell’anno io ho la sensazione di lavorare con lei, di lavorare per lei, di contribuire al suo piano anarchico. Continue reading “Lei mi guarda”

In una luce pagana

In una luce pagana

Pieno lo Scansano, stracolmo e gracchiante il Gorgo Tondo, come non lo vedevo da trenta anni, straripante il Gorgo Lungo. Ovunque umidità che è la madre del verde, e ghiandaie elenganti come donne che attraversano la strada, e poi felci circonvolute, ciclamini padroni dei campi e rare peonie come nostalgie d’inverno. Tutto immerso in un profumo del quale non dovrei nemmeno avere il coraggio di parlare, e in una luce pagana.

Amico è…chi frequenti di più

Amico è…chi frequenti di più

Colazione con quello che i miei bambini chiamano simpaticamente “il Pappone” (un miscuglio di yogurth di capra, frutta e cereali). Il Grande si dilegua che nemmeno me ne accorgo, Il Piccolo tenta una manovra diversiva ma lo blocco con uno dei miei tentativi di indurre in lui un complesso di colpa: “povero papà che non ha nessun amico che gli faccia compagnia a colazione…”. “Non è vero…tu hai un sacco di amici…molti più di me”. La cosa mi incuriosisce, mi piacerebbe sapere chi il Piccolo pensi siano i miei amici e quindi gli chiedo: “e chi sono questi miei amici?”. Continue reading “Amico è…chi frequenti di più”

Massi erratici

Massi erratici

Il ghiacciaio scende verso valle. Sembra immobile ma in realtà si muove molto lentamente ma inesorabilmente. Corrode le pareti del proprio letto, ne corrode il fondo. Conduce con se rocce che ha strappato ai monti dai quali proviene, le stritola, le ingloba nel ghiccio, poi le sputa nuovamente fuori. Alcune le lascia rotolare ai bordi e le abbandona, altre le trasporta con se fino alla fine del suo percorso e le lascia solo quando si sarà ritirato.

Oggi il corteo si muoveva come fosse quel ghiacciaio, lento ed inesorabile. Era ghiacciaio in marcia per tutti i ghiacciai del mondo e al suo passaggio levigava i bordi molli di questa città, li erodeva portando con se tutte le scorie accumulatesi in anni di colpevole silenzio. Continue reading “Massi erratici”