Le ragioni di questo blog

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Uomo sono. Anch’io, ad intervalli, <<ad ora incerta>>, ho ceduto alla spinta: a quanto pare, è inscritta nel nostro patrimonio genetico”. 

Questo scrive Primo Levi nel 1984, ad introduzione della sua raccolta di poesie che ha come titolo appunto “Ad ora incerta” e lo fa per giustificare il bisogno che ci coglie, a volte, e che ci induce a scrivere in versi. Continua a leggere “Le ragioni di questo blog”

Vasi fragili

Vasi fragili

L’amore che nutro nei vostri confronti
mi regala istanti di genuina disperazione.
Nulla so della prossima azione,
nulla so della stagione che deve venire.
Non so quello che bisogna dire
per orientare la vostra strada,
non so quello che bisogna fare,
e se sarà una carezza a munirvi del senso.
Sto qui sul confine della mia incertezza,

accovacciato sull’orlo della mia ultima ruga,
a contemplare i vostri corpi agili
già impegnati in una corsa centrifuga.
Il mio tesoro è contenuto in vasi fragili.

Al tuo fianco

Al tuo fianco

Sempre al tuo fianco,

che ti piaccia o no,

sarò sempre al tuo fianco.

Financo nell’ultimo momento,

anche quando il tormento

a te mi restituirà stanco,

sulla soglia di casa

al tuo fianco mi troverai.

Immersi in quel banco di nubi

sulle creste del Columbrina,

la mattina, nel letto che sai,

quando mai e meno te lo aspetti

al tuo fianco mi troverai.

Al tuo fianco per ridere insieme,

al tuo fianco per sostenerti,

sui prati aperti di un cammino

che non smette ancora,

nel mio bosco antico

o nella tua nuova cucina,

io sarò sempre al tuo fianco:

a volte amico, altre spina.

Per voto

Per voto

Per voto,

il vuoto del cuore

ho riempito col canto

della pioggia e del vento

che mi fanno da manto.

Per voto,

a stento,

il lento inoltrarsi della sera

ho eletto a bandiera

del mio essere nuovo.

Per voto,

ogni giorno ritrovo

a crescermi attorno

una vita inconsulta

che orienta la strada.

Per voto,

esulta e ancora si accende

lo sguardo e la voce

sottende parole d’amore

che non smetto di dire.

E ancora per voto,

incondizionato e gratuito,

ti voglio sentire

nell’odore e nel suono

a cui mi hai restituito.

Torneranno utili

Torneranno utili

Dovessi domani averne bisogno

ho i miei polpacci.

La montagna li ha temprati

e il tempo ancora li risparmia.

Torneranno utili

per quando dovrò scappare

“con un mantello corto”

sotto le ceneri ardenti di un vulcano.

Torneranno utili

per quando dovrò tornare

dopo un lungo viaggio

che mi ha tenuto lontano da casa.

Dovessi domani averne bisogno

ho i miei pollici opponibili

che dono più bello

la divinità non poteva farci.

Torneranno utili

per quando dovrò arrampicarmi

sulla quercia o sull’eucalipto

e guardare in fondo alla pianura.

Torneranno utili

per quando dovrò stringerli in un pugno

a difendere ciò che non può essere negoziato,

o aprirli in una disperata carezza.

Dovessi domani averne bisogno

ho i miei occhi,

il dono che l’universo mi ha fatto

per contemplare se stesso.

Torneranno utili

per quando, per tempo, dovrò scorgere

la tigre dai denti a sciabola

acquattata fra l’erba della savana.

Torneranno utili

per quando, nuovamente come stamani,

mi farai il dono di vederti contro sole

e, nuovamente come stamani,

mi sembrerai bellissima.

Casa, cibo, acqua, abiti

Casa, cibo, acqua, abiti

Una casa fondata nel tempo,

a volte rifugio di amici,

rete di formiche e radici,

porte e finestre aperte sul vento.

Cibo quanto basta al bisogno,

buono per le gambe e le ali,

da dividere in parti uguali

a nutrire la speranza ed il sogno.

Acqua che non sia mai abbastanza

di sorgente, di fiume, di roggia,

di rugiada, di lacrime e pioggia,

a colmare sete e distanza.

Abiti conformi alla necessità

privi di ricerca o di sfarzo

da indossare senza sforzo

mentre mi vesto nell’oscurità.

Il resto è commento

Il resto è commento

Nel “Pendolo di Foucault” Umberto Eco sostiene, attraverso la storia di uno dei suoi personaggi, che per molti uomini la vita si riduce, oppure si magnifica, in un unico momento impareggiabile ed irripetibile. Tutto in un colpo solo insomma, a volte per vincere o perdere tutto, altre per consumare un unico attimo di bellezza assoluta e sublime, un momento che non sappiamo quando (e nemmeno se) arriva, destinato a bruciarsi in un tempo rapidissimo e che una volta concluso, nel suo essere appunto unico, lascia spazio, soltanto e per tutto il tempo che viene, al commento. E il commento alla fine é appunto tutto ciò che resta.

Mi piace pensare che questo avvenga non solo per le persone ma anche per gli oggetti. Quello che vedete in foto non so nemmeno come si chiama. So solo che per tutto l’anno aspetta, sulla rastrelliera dalla quale pendono altri utensili da cucina, il suo momento di gloria, il suo attimo fuggente. Quando poi viene il momento di fare i pomodori pelati ecco che per una breve stagione entra in azione giocando il suo impagabile ruolo di “attrezzo fondamentale per calare e tirare fuori dall’acqua bollente i barattoli da sterilizzare”. Poi quella stagione, che è appunto breve, passa. Mi piace allora pensare che questo strano oggetto, quando noi non lo vediamo, si riunisca con altri suoi simili, come le statuine del presepe, o gli addobbi dell’albero, oppure le zanzariere che mettiamo d’estate sui letti, e stiano li a raccontarsi e commentare quell’unico fulgido momento nel quale, in un colpo solo, vincere o perdere, barattolo salvo o in mille pezzi per terra, hanno dato senso alla propria esistenza.

Le regole

Le regole

Ma voi le conoscete

le regole del nostro pianeta?

Almeno quelle dell’angolo in cui vivete?

Come dissetare la sete,

come sfamare la fame?

E le lame di luce che al tramonto

intrecciano il cielo col mare,

le avete viste mai?

Siete mai stati sul confine dello scirocco

dove di colpo si rompe il suo dominio

e di carminio e porpora

si tinge la sera

e il maestrale vince finalmente?

Siete stati una notte intera

dove si sente il fiume

che sembra il respiro della terra?

E mi sapete parlare degli odori,

di quei cento gradi a circondare lo zero

che nulla hanno a che fare con i condizionatori,

delle verità incise

sulla remigante della ghiandaia,

del gioco della gravità

che di acqua ricolma le nuvole,

che di acqua ricopre la ghiaia

lì dove la sorgente compare.

Smettette di comprare,

per favore smettete.

Smettete di navigare mari

che non siano quello,

che come coltre azzurra,

avvolge il pianeta.

Fino a che c’è tempo

vostra sola meta sia

accettare l’invito,

vostra unica azione sia,

innanzi al roveto ardente,

ricevere con devozione

le tavole ove sono scolpite

le regole di quest’angolo di universo.

Una ad una

Una ad una

Vivo in una famiglia di piante.

Non sono tante ed anche per questo

io le amo una ad una.

Il leccio, gigantesco, nato da una ghianda

raccolta su quel sentiero pantesco,

il pesco, figlio di una merenda dei mie figli.

Fra i gigli e le calle la palma fenice

che dice di una nascita imprevista,

una svista della natura nella casa senza giardino.

Poi il mandarino, che fu un dono di testimonianza,

e, a distanza, il carrubo, il gink go, il gelso e l’ulivo.

Ed io vivo e respiro con i miei verdi sodali

e con il diospiro condivido il primato dell’età.

A metà del giorno mi elevo e mi chino

per raccogliere un frutto, per potare un ramo,

parte e tutto di questa famiglia di piante

che una ad una amo.