25 gennaio 2021

25 gennaio 2021

Andrò verso il varco

Quando il sole avrà compiuto l’arco

Che lo conduce alla casa del tramonto.

Il conto dei secondi finalmente pari,

Rari pensieri in mente che non fanno più male,

Natale lontano giusto un mese,

Sul bordo mi sporgerò un poco.

E intonerò un canto roco come fosse un richiamo,

Nella speranza disperata che di coloro che ancora amo,

Come nell’ora prima, così nell’ultima ora,

Appaiano per un attimo i volti,

E raccolti dall’aria del mio universo 

ancora un respiro e un po’ di vita

Immobili sulla soglia

Un bacio poggiato sulle dita

verso di me, come fosse foglia d’autunno, 

Sospingano.

Questo altrove

Questo altrove

Sono qui che esploro

quest’ultimo altrove

per capire come in esso

si muove il vento,

se anche qui piove

come in quello

che abitavo prima.

Se anche qui la rima

conduce al verso,

oppure se questo

è un altrove diverso

dove al mio passo

il ghiaccio cede,

dove alla fine del giorno

non mi spetta neanche

la mercede di un abbraccio.

Irrigare e carezzare

Irrigare e carezzare

Ho scorto tante piccole piante delicate

che crescevano negli interstizi dei giorni.

Le ho lasciate lì, senza raccoglierle,

affinché, chi veniva dopo di me, potesse vederle.

Fatto è che la gente raccoglie senza darsi pena

anche ciò che non ha piantato.

Stupido io, che ostinato, me ne prendo ancora cura,

che la paura mi assale quando si alza il vento,

dovesse mai strapparle e portarle lontano.

Io che con il pianto non mi pento

di continuare ad irrigare e carezzare.

Vado a vedere

Vado a vedere

“Vado a vedere

se la strada continua”,

e per poco vi lascio

sulla linea dell’attesa.

Lo zaino che pesa

sulla salita leggera

e la sera che già si inoltra

fra le chiome degli alberi.

Quanti sentieri

abbiamo camminato assieme?

Quanti pensieri insieme

abbiamo abitato

in questo tempo spietato

che preme per avere risposte?

Come giaggioli

nascosti fra le rocce

soli per poco vi lascio

ché vado a vedere

se la strada continua.

Bollettino del traffico

Bollettino del traffico

La serenità nell’apprendere

dello svincolo chiuso

per lavori in corso.

Un sorso di spensieratezza

alla notizia

di quel senso di marcia doppio.

L’oppio di parole

che placano la furia

quando scopri che per l’incuria,

per la disattenzione umana,

un’ora sana alcuni

oggi perderanno

fra Scanno e Villalago

sulla regionale 479.

Sapere che piove,

da un anno intero, su un tratto

dell’autostrada del sole.

E se si vuole, avere notizie

di quello sciopero dei casellanti,

consumare istanti

per sapere di più sulla spesa

per il fondo stradale

della tangenziale di Roma.

Apprendere senza sorpresa

che su viale Alcide De Gasperi

sono previsti rallentamenti.

E senza intenti, senza commenti,

sulla strada del ritorno

lasciare alle ore,

che le strade dell’uomo

e il bollettino del traffico scandiscono,

l’intera responsabilità di condurti

alla fine del giorno

senza troppo dolore.

Rovi

Rovi

Quando tutto ciò sarà passato
Vorrei che sul prato e nell’orto
Allignassero edere e glicini.
Sul tronco storto di altre piante antiche
Queste ad elevarsi e crescere.
Sulle vestigia di una vita
Altra vita colorata e inerme
A ricoprire speranze lasciate andare.
Il verme ad ingrassare la terra
in inverni immemori,
Ori di foglie negli autunni costanti,
E nell’estate dorata, uccelli tanti
A punteggiare i tralci.
Non fosse per le tare del tempo,
Per lo scempio che segue
Ad ogni disegno e a giorni nuovi
Che non so più nutrire
E che l’orto e il giardino invece
Ricoprono di rovi.

Resta la luna

Resta la luna

Di quest’anno resta la cruna troppo stretta

da cui stentano a passare perfino i pensieri,

restano i sogni di ieri martoriati e stanchi,

resta il “mi manchi” che non ho saputo dire.

Restano mire ridicole a colpire altrui bersagli,

restano i tagli sulle mani e sui piedi,

resta il posto in cui siedi e non quello

in cui cammini.

Restano cecchini spietati

impegnati ad uccidere ogni singolo progetto,

il rigetto dell’organo della speranza

che a distanza di tempo pensavo avesse attecchito.

Resta quel vestito sempre più stazzonato

e un belato disperso e greve

che pare il pianto dell’universo.

Resta un canto breve che in una lacuna del tempo si smorza,

resta la scorza dell’albero, resta la luna.