Alla fine di ogni sguardo

A questo punto del tempo

non resta niente di ciò che ero.

Adesso sono la casa che abito,

il mio eterno incedere per crinali,

loro che mi camminano davanti,

gli istanti che mi separano dall’alba.


Osservo tutto come dall’esterno

e trovo il me di adesso

nell’odore umido del bosco

una volta traversato il suo confine.


Alla fine di ogni sguardo

a volte lancio un grido silenzioso,

altre sorrido.

Sottili sotterfugi

Escogitiamo sottili sotterfugi

per sopravvivere alla vita.

Togliersi i vestiti

nel verso giusto,

incrociare le dita

quando diciamo una bugia,

fare servili concessioni

ad una pace finta

e dire che i dolori

sono solo disturbi.

Ci sentiamo furbi

e siamo soltanto vili.

Ilice di Carrinu

Ilice di Carrinu

Sono qui

e cerco rime

per parole fra di loro

troppo lontane.

Immane

mi sembra la notte

e il mio pensiero

non va oltre il minuto.

Coltre è la coperta.

Avrei fatto meglio

a restare

sotto quei rami spirali,

sopra quelle radici

piantate

sul basamento del mondo,

con quell’essere eterno

che dimora nel vento.

Di nuvole e petali

Voglio vivere questo inverno
come uno che aspetta la primavera.
Della sfera del sole
cogliere ogni indugio
sul filo dell’orizzonte.
Del monte ogni singola variazione
nella giornata uggiosa
così come nei mattini cobalto.
Quello che per altri
è il salto fra le stagioni
sarà per me una sequenza perfetta
di nuvole e petali,
un ponte sottile come uno stelo
sospeso sul tempo solstiziale.

Come Giacobbe

Come Giacobbe

Nel mattino che avanza

la stanza dove ho dormito

riordino per il giorno.

Tolgo di torno incubi e sogni

e li ripongo tutti nello stesso sacco.

Stacco con pazienza,

uno ad uno, i pensieri

ché la melassa della notte

li ha incollati alle pareti.

Reti di valori e principi tesso

a proteggere il letto.

Sistemo vicino al mio lato

l’acqua, il libro, il coraggio,

le mie speranze, come ciabatte,

ad un raggio parallele.

Infine il sasso, usato per cuscino,

sollevo come fosse stele.

Niente di speciale

Niente di speciale:
una cambiale firmata al futuro,
il muro dei gechi e delle falene,
le pene del giorno che si spengono
in un abbraccio plurale.

Niente di speciale:
l’opale della luna che sospende la notte,
rotte inattese che il cuore percorre
e forre, profonde come sogni,
dove ogni incertezza risulta fatale.

Niente di speciale:
il manuale d’uso di una vita intera
che per mera sciatteria un fattorino distratto
all’atto della consegna
mi diede in stesura parziale.

Niente di speciale:
l’essenziale scambiato per una rima,
una cima dalla quale mi pare
di scorgere il tuo viso,
un momento, una parola, un sorriso.

Piccola canzone d’amore per la pioggia

E poi, quando te ne vai,

mi resta dentro la sensazione

di non avere trascorso con te abbastanza tempo,

mi resta dentro il rammarico

di non averti contemplata a sufficienza.

E poi, quando te ne vai,

mi affligge la paura che non tornerai più a trovarmi,

mi tormenta il rimpianto delle tue carezze

che non sono stato capace di accogliere.

E poi, quando te ne vai,

mi nutro per un po’ della tua assenza,

in questa azzurrità illusoria,

e già la sete mi assilla

e vivo nell’attesa che tu torni

a percuotere la terra che cammino,

in cui cerco ancora il tuo profumo.

Alla fine

Alla fine

qualunque fossero le vite

dalle quali venivano

mi sembra che ci incontrammo

soltanto per una ragione:

compiere un gesto,

o celebrare un rito,

o adempiere ad un compito,

o dare seguito ad una stirpe.

Un incrocio che valse una vita

ma durato un momento.

Il resto fu perdersi nuovamente

su strade solitarie.

Il resto fu solo commento.

Volesse il cielo

Volesse il cielo

Volesse il cielo

un tempo infinito,

della pioggia un velo,

del vento il bramito.

Volesse il cielo

una cura costante

che nel pane celo

come fosse diamante.

Volesse il cielo

un fiorire lento,

nell’esile stelo

un’invitto cimento.

Volesse il cielo

un mattino amico

che sciogliesse il gelo,

che placasse il fuoco.

Volesse il cielo

un mattino nuovo

chè da un asfodelo

ricominci il volo.