Ieri pomeriggio per un attimo è giunto il Maestrale. Lo sapevo che stava arrivando, ancora prima di sentirlo. Perché il tempo passato a cercalo andando su e giù in moto per la via Regione Siciliana nel periodo della mia vita in cui facevo cose veramente strane, mi ha insegnato a leggere i segni, a riconoscere le note del suo canto già sullo spartito del cielo. Di seguito i versi nati da questa emozione sempre grande, sempre nuova.

Il Maestrale canta

Il Maestrale canta.

Ed io conosco quel canto,

ché tanto lo ho atteso,

con un peso sul cuore,

nelle ore trascorse sulla via che congiunge l’oriente all’occidente.

Ardente lo scirocco a calcinare la strada delle mura esterne,

eterne le tre giornate che in quel tempo bisognava attendere.

Ed io a correre incontro a quel vento che non giungeva,

quando la leva della vita era ancora nelle mie mani.

 

Il domani è un tempo che non ci appartiene,

e ciò che viene, saperlo non è dato,

eppure mi ha insegnato la terra a riconoscere quel canto.

E il manto di nuvole che maestrale poggia

sulla loggia aperta del Capo del Gallo,

quello adesso so che è il primo motivo che aspetto.

E il letto di nebbia che si stende sul mare

a versare quel latte sulle ferite del mondo

so che è il secondo motivo, la melodia che avanza.

E la stanza d’aria che mi accoglie, lasciato il dominio dell’Oreto,

è il veto che il Maestrale pone allo Scirocco,

è, di questa sinfonia, l’ultimo tocco sull’arpa del mondo.

 

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4 pensieri su “Il Maestrale canta

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