Cesare macera da diversi minuti dentro il bagnetto. Munito di paperella gialla, stella marina, polpo e tartaruga di neoprene, li intrattiene in non so quali giochi.

Convincerlo al bagnetto non è facile e meno che mai allo shampoo. Teme che il sapone gli vada negli occhi e se proprio deve fare il bagnetto si fida (solo in questo caso però) più di me che di sua madre, che tende piuttosto a fare passare l’adagio secondo il quale “facendo in fretta magari si soffre un po’…ma dura poco”.

Io invece tento di rallentare i ritmi, lo invito continuamente a tenere la testa indietro, gli metto la mano davanti agli occhi per evitare schizzi di sapone. Per lo più la cosa ha buon esito e per questo lui in questo preferisce le cure paterne a quelle materne.

Ieri però, ad un certo punto, nonostante le mie attenzioni, e a causa del fatto che lui comunque non smette di muoversi come un’anguilla, una goccia è finita nel suo occhio.

Urla e strepiti, pianti disperati, lamentazioni di ogni genere, recriminazioni riguardanti il fatto che non può fidarsi nemmeno di me (che naturalmente mi fanno sentire un verme) e poi finalmente, fra i singhiozzi, l’anatema: “Papà io quando incontro Gesù glielo dico che lui il sapone non lo doveva creare!!!”.

Risolta così, e una volta per tutte, l’annosa questione dell’igiene a livello universale.

 

 

 

 

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5 pensieri su “Dio e lo shampoo

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