Rieccomi dopo un lungo periodo di assenza causa lavoro, studio, famiglia, feste, festini, febbri…
Questo periodo mi ha fatto ammirare ancor di più la disciplina che mio marito è riuscito ad ottenere scrivendo puntualmente più post al giorno, e con un seguito non indifferente. Mi sono resa conto che l’esercizio è davvero fondamentale per riuscire a mantenere vivo uno spazio di condivisione scritta.

Per questo appuntamento con l’opera di demolizione scientifica desidero partire da quella che secondo me è la convinzione che si matura leggendo il blog di Francesco: ci troviamo davanti ad un uomo che adora la natura, che non ama i fronzoli, che coltiva sogni, giardini e parole. Non dimenticherò mai le prime volte che l’ho incontrato, mi stupiva enormemente il suo rapporto con le parole ma soprattutto con la Terra, un amore sorprendente per alcuni alberi, per l’acqua, per il Sole… una cosa magica e meravigliosa che mi ha ingarbugliato in un amore travolgente, osteggiato, avventuroso e persistente.

Nel nostro stare insieme, tanti anni ormai, spesso ci siamo trovati a campeggiare, camminare, sostare in zone totalmente deserte, abbiamo vissuto esperienze difficili in Africa, lui è stato sulle montagne del Nepal, in Malesia in spedizione scientifica, tutte situazioni che mostrano un certo coraggio ed una capacità di riuscire a vivere le esperienze con rilassatezza e con una giusta dose di leggerezza.
In tutto ciò non ho mai scorto alcun fanatismo e alcuna retorica, solo una visione molto personale ed empirica della sua vita sul Pianeta, che ha trasmesso e ha coltivato in me molte delle mie attuali passioni.
Da un uomo di questo genere  ci si aspetta cha abbia un rapporto naturale anche con il malessere corporeo, in quanto normale manifestazione dei cedimenti umani. Ci si può quindi immaginare che di fronte ad un raffreddore o una febbre, la possa prendere con filosofia: qualche granulo di Belladonna, e tutto risolto in poche ore. 
Cosa sarà mai un’infiammazione del nervo cervicale?! Qualche spugnatura calda e tutto passa!
E del mal di gola?! Una tisana calda al miele sarebbe di certo risolutiva! Ed ancora mal di pancia facilmente risolvibile con una breve dieta in bianco.
Ci si aspetterebbe questo.
Non fosse che Francesco è “peace and love” fino a quando non si presenta un malanno, finchè non viene fuori il suo essere umano maschile, siciliano. Scusate, correggo, smette di essere tranquillo quando qualcuno a casa sta male, lui compreso chiaramente.
Quando accade ciò, si comincia una collezione di termometri che, credetemi sono sparsi in ogni angolo della casa. C’è un termometro nel cassetto del comodino, nel cestino portapane, nel portapenne, nella cassettina del prontosoccorso, in una tasca interna dello zaino da trekking, ed una è pure finita nella cuccia del gatto (non si sa mai dovesse averne bisogno)! Naturalmente quando uno dei bambini ha la febbre non se ne trova neppure uno, e quindi si corre alla farmacia di turno (circa 20 km di distanza) per acquistarne uno ulteriore.
E gli spray per la gola!!!! È chiaro che nessuno mi crederà se dico che a casa nostra ne collezioniamo almeno una decina. Ogni mal di gola un nuovo spray e capita che poche ore dopo non si ricordi dove lo ha messo e ne ricompri un’altro. Prima o poi non resisterò alla tentazione di organizzare una mostra di farmaci.
L’apice della follia lo abbiamo sfiorato qualche settimana fa, a seguito di un lieve innalzamento della pressione in cui ci si era messo un cardiologo ansiogeno che,  misurata la pressione,  aveva notato la pressione un po più alta della media. L’occasione perfetta per trasferire il misuratore con degna carriera nel capanno degli attrezzi e declassarlo a possibile pezzo di ricambio per un fiammante (e certamente più attendibile) misuratore di pressione. 

Un altro aspetto stridente è che Francesco detesta gli sprechi, a casa nostra è bandito tutto ciò che è usa e getta, si riducono al minimo gli involucri, si riutilizza tutto fino allo sfinimento, ma questa legge etica cessa di esistere di fronte alla casa farmaceutica. 

I primi tempi in cui frequentavo la sua meravigliosa casa da uomo single e felice in centro storico a Palermo, tutto mi sembrava parecchio strano, oltre che bello. Si era riuscito a ritagliare una piccola oasi di verde tra i palazzi, mangiava quintali di frutta, trascorreva buona parte della sua giornata a divulgare una metodologia di educazione ambientale molto bella che ancora oggi ci accompagna, in moto per non inquinare troppo. Mi si è svelato subito come fosse nel profondo, c’era però un lato oscuro che presto avrei scoperto: nello sgabuzzino con la porta a soffietto c’era la zona farmaci dove albergavano farmaci di ogni genere e sorta che avrebbero potuto curare un intero bastimento e non una singola persona. 

Penso che se io gli chiedessi in qualsiasi momento di tranquillità a casa di poter andare a comprare il pane, un pacco di pasta, mi direbbe quasi certamente no. Appena però lui, io o uno dei bambini sta leggermente male, gli prende la smania di andare subito in farmacia. Neanche a farlo a posta (io ho cominciato la stesura di questo post da due giorni tra spizzichi e bocconi) e stasera il nostro grandone ci ha donato un febbrone a 40°. Premesso che oggi pomeriggio ero andata via dal corso che sto seguendo con circa 2 ore di anticipo perché in un sms mi aveva scritto che non stava molto bene, arrivata a casa con viso serissimo mi ha detto “Veronica, Zaccheo ha mal di gola, controllalo per favore”. Al mio controllo con torcia del cellulare risulta effettivamente che il bambino ha la gola arrossata e qualche piccola secrezione. Scatta l’allarme: “Scriviamo subito un messaggio whatsapp al pediatra” (cioè invita me a farlo visto che lui si ostina a non avere lo smartphone ma intima me di mandare messaggi con rapidità). Dopo pochi secondi mi dice: “Allora vado in farmacia a comprare l’antibiotico?“. A quel punto io lo guardo allibita e gli dico “Scusami Franci, abbiamo scritto un messaggio al pediatra che via telefono deve dirci se e quale antibiotico dare. Cosa ci vai a fare adesso in farmacia?“. 

E’ salito in camera con l’espressione da cagnolino bastonato, e stanotte chiaramente veglierà sul bambino che, come sempre quando lui o il fratello stanno male, sono ammessi nel lettone.

Chiudo ringraziando mia cognata che mi ha dato ispirazione per la stesura di questo post e ringraziando mio marito che, seppure ansioso e appassionato di farmaci, anche in questo caso dimostra quanto la sua vita sia incentrata sul prendersi cura delle persone e del pianeta. Se si convincesse ad adottare l’omeopatia, secondo me ci riuscirebbe ancora meglio, ma da qui al convincimento spero che capiterà raramente che sarà necessario curare le persone da malanni fisici. Spero che, come lui sa fare molto bene, ci sarà tempo e condizione per nutrire la salute della mente e del cuore di chi gli sta vicino, perché è un’attività che gli riesce alla perfezione.

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29 pensieri su “Demolition 3.0

  1. In tutta la sua generosità, è comunque un uomo, non per il sesso ma inteso come abitante di questa terra, una debolezza la pure avrà!
    Faccio il tifo per lui, non me ne vogliano le donne, ma è così che penso.
    (e ho un marito che quando sta male non si vede e non si sente)

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  2. Sarà che noi donne siamo sempre più pratiche, chissà. Di fronte al male ogni” ometto” s’impressiona e noi lì subito pronte a sminuire e intervenire con consigli. In questi casi come ci assomigliamo tutti…uomini e donne. Buona giornata. Isabella

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