Da questo post accolgo in maniera stabile (troverete una categoria specifica) una specie di rubrica a cura di “mia moglie”. Non so quanto durerà. Lei è pigra e io suscettibile. Sappiate che nonostante tutto quello che lei sosterrà di seguito, l’idea è venuta a me.

Buona lettura allora (e mi raccomando verificate sempre quello che scrive chiedendo direttamente alla fonte della notizia, cioè io!!!).

Veronica

Io ho un profilo Facebook che uso a periodi alterni ma in genere, così come quasi tutti quelli che usano questo social, pubblico post tendenzialmente positivi. Difficilmente dai post delle persone si può pensare “Che vita di merda che ha questa persona!” anzi la sensazione è che tutti vivano delle vite incredibili, che facciano un sacco di cose, che siano felicissimi, che adorino i propri figli, che i figli adorino loro, che sianno circondati da flotte di amici, parenti, serpenti…

Questa rotta si inverte un pò nel blog di mio marito, che per altro rifiuta un profilo Facebook (è vero? non mi spiego come riesca a leggere i post delle persone che conosce) che ogni tanto si mostra vulnerabile, si dispera per le sorti di questo pianeta massacrato, si aggroviglia in problematiche esistenziali molto impegnative, insomma è uno che si contorce!
Molte altre volte scrive di noi, dei nostri saluti al sole, delle nostre esperienze vissute in giro per il pianeta, di cose belle che fanno sembrare che questa famiglia sia veramente perfetta. Noi in realtà sappiamo bene che l’immagine di una famiglia perfetta non esiste ma le cose che ci piace raccontare sono spesso quelle più buffe e divertenti e fanno sembrare che tutto funzioni a me-ra-vi-glia.
Ieri ho deciso, chiaramente con il consenso, anzi in parte con la proposta del direttore del blog, di attivare una piccola rubrica, da me curata, che si chiami “Demolition” ovvero: come ti  metto a nudo la nostra natura più profonda, cioè di una coppia che va contro corrente. Se la norma vuole infatti che  il marito sia quello cinico e realista e la donna sognatrice, da noi le cose sono proprio al contrario:  mio marito è capace di atti romanticissimi, di scrivere e dire cose estremamente poetiche, di dedicare poesie ai suoi cari, di arrovellarsi in riflessioni sui gesti e le gesta delle persone ed io invece sono sempre un po’ trattenuta e ogni volta che leggo cose romantiche da una parte mi si allarga il cuore, dall’altra penso alla stessa circostanza da un altro punto di vista… scoprirete presto di che si tratta.
Per l’ouverture a questa rubrica però ho deciso che non mi baserò su un post già pubblicato ma farò il doppio sforzo, prenderò ad esempio un fatto realmente accaduto, lo immaginerò scritto da Francesco, e lo “demolirò”.
Eccolo…
Demolition 1: al teatro antico di Taormina
Da quando sono nati i nostri figli non facciamo più alcune cose (tante per la verità), per esempio non andiamo quasi più ai concerti. Per questa ragione le rarissime volte in cui ci siamo riusciti restano indelebili più che per la musica ascoltata, per il fatto di essere stati da soli per qualche ora, immersi in una vita semi-mondana che forse non ci è mai appartenuta ma che quando non puoi più vivere, desidereresti ardentemente.
Così nel 2008, il nostro Grande aveva 2 anni e lo avevamo lasciato alla nonna, siamo andati al teatro greco di Taormina per ascoltare Paul Simon, uno dei due elementi dei Simon&Garfunkel che noi adoriamo. Ci sono alcune colonne sonore della nostra storia d’amore che arrivano direttamente dai dischi di Paul e Art.
Adesso provo ad immaginare cosa avrebbe scritto Francesco:
Il concerto si svolgeva al teatro antico di Taormina dove ad un certo punto abbiamo deciso di distenderci sui sedili in pietra e ascoltare la musica guardando le stelle e sentendo la storia dentro di noi! Ci eravamo portati una copertina per cui ci siamo sentiti avvolti come in un nido e ci siamo lasciati trasportare nei momenti scanditi da quella musica“.
Chiedo scusa al mio amato per la banalizzazione di ciò che avrebbe potuto partorire senza questa mia amputazione della fantasia, io come ho già dichiarato riesco davvero raramente a scrivere con il cuore in mano.
Passo alla demolizione.
Avevamo lasciato l’automobile alle pendici del monte sul quale si arrampica il paese di Taormina, famosissimo non si capisce davvero perché (cioè è un bel paese antico ma in Sicilia ci sono tantissimi paesi antichi più significativi di questo) così dopo aver goduto del concerto a pieno, Francesco ha deciso che dovevamo correre in navetta per non trovare fila alla cassa parcheggio. Non si capisce perché una persona tanto riflessiva riesca a farsi venire crisi d’ansia per momenti banali tipo pagare il parcheggio, scegliere che ripieno di tramezzino prendere, ecc.
Comunque, io mi lasciai convincere dalla sua tesi che prevedeva anche “adesso saliamo in navetta, appena stiamo per arrivare al parcheggio io scendo di corsa prima che si accalchi la gente, però ti lascio lo zaino, le giacche, la macchina fotografica così che tu possa arrivare con calma senza rischiare di perderti roba” e io, naturalmente, obbedii.
Arrivati nel piazzale del parcheggio la navetta rallentò e si fermò, grande ansia perché le porte non si aprivano e poi quando finalmente si aprirono Francesco schizzò fuori. Io raccolsi tutto quanto guardando però con la coda dell’occhio come intendesse accaparrarsi il primo turno alla cassa, così improvvisamente vidi tra la folla che lui vola, rotola, fa proprio un capitombolo per terra per cui corro convinta di trovarlo stramazzato a lamentarsi come se si fosse rotto qualche osso (aggiungo che è esageratissimo e lancia allarmi seri per fatti normali). 
NO, niente di tutto questo!
L’ho trovai alla cassa, i capelli un po’ stropicciati, i segni della polvere recuperata sull’asfalto sul suo pile grigio scuro, e la faccia di chi dice “sono caduto, ma come vedi sono riuscito ad arrivare per primo“. La cosa più incredibile e meravigliosa è che il capitombolo l’aveva fatto arrivare in piedi proprio davanti al signore della cassa del parcheggio, una magia e che lui era soddisfatto perché ancora una volta aveva avuto ragione lui”.

32 pensieri su “Demolition

  1. Divertentissimo, meravigliosa questa cosa!!! Veronica scrivi perché sei fenomenale!!! Non vedo l’ora di leggere altre cose tue, mi hai fatto morire dalle risate 🙂 Un bacio ❤

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  2. Veronica, siamo con te! ma ricorda che se ne demolisci uno, li demolisci tutti. Ma tu vai avanti, così noi ce la ridiamo ahahahahahahah!
    Adesso tuo marito non leggerà e commenterà più i nosti post, ma pazienza se ne è valsa la pena 🙂

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  3. Vincenzo devi assolutamente aprire un tuo blog (so per certo che avresti molte cose da dire) e poi io e Rosalba concordiamo demolizioni incrociate… Tie’

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  4. Ciao ragazzi ahahaha, ho riso tantissimo! E, nel mio piccolo, anche io conosco le piccole ma enormi ansie di Francesco (eravamo in aeroporto con 4 ore di anticipo) e lui era in ansia. Vera continua a scrivere, sei grandiosa 🙂

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  5. Brava Flo mi hai ricordato uno dei tipici momenti di ansia… prima di qualsiasi partenza si arriva in aeroporto in tempo per aiutare a pulire l’aereo, rimettere le salviette poggiatesta e i sacchetti per il mal d’aria. Si riesce a finire un libro, bere una spremuta, al costo in cui compreremmo un paio di alberi d’agrumi, fare bancomat e comprare qualche farmaco alla farmacia. 😀😀😀 però effettivamente non si rischia di perdere il velivolo.

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