Non credete che non ci siano stati argomenti per nutrire la rubrica “Demolition“. Erano semmai troppi e operare una selezione è cosa che richiede tempo e concentrazione, lussi di un certo livello con i figli in vacanza dai doveri scolastici.

Oggi vi parlerò di buchi neri, ma nulla a che vedere con l’astronomia. Datemi tutto ma non le materie scientifiche, peggio ancora se si mescolano alla filosofia. Potrei addormentarmi dopo pochi secondi dall’inizio di una dissertazione tra mio marito ed un suo amico, non me ne vogliano!

La persona che mi accompagna ormai da quasi 14 anni è dotata di una particolare dote. La mattina si sveglia di buon umore, credo che abbia sfoggiato questa sua incredibile capacità più volte all’interno del blog, e fa bene perché effettivamente è una cosa piuttosto rara.
Lui la mattina si sveglia e sorride, è mosso da incredibile energia, progetta il weekend, la vita, i pasti. Sta immobile, nella sua assurda posizione supina con la testa completamente a 90° sul salsicciotto a capo del letto che lui si è fatto appositamente costruire per mantenere questa posizione (a vedersi scomodissima ma evidentemente per lui confortevole) e sta fermo, anche per 1 ora. O meglio, il corpo è fermo e la testa è attiva, positivamente attiva. E’ il suo rito giornaliero.
Io quando mi sveglio non sono allegra, per me è il momento peggiore della giornata insieme al dopo pranzo. Funziona al contrario rispetto a lui, il mio corpo si muove, ma la testa è ferma, negativamente ferma.
La cosa terribile è che i bambini hanno preso da me. Il piccolo ha l’umore in strettissima relazione ai sogni, quindi se i sogni sono stati piacevoli è dalla parte del padre. Avendo però un fratello più grande di 6 anni che gli racconta storie horror e gli fa vedere film per esseri umani più grandi, nell’ultimo periodo i sogni piacevoli sono molto rari, così anche il piccolo rientra nella categoria “risveglio no!” che nel suo caso comporta una certa aggressività mattutina ed una certa caparbietà nel pretendere subito la colazione che consiste in yogurt, gocce di cioccolato fondente e MIELE, guai seri ad usare lo zucchero!
Il grande, identico quasi in tutto al padre, al momento del risveglio regala alla sua mamma l’unica afffinità. Burbero e svogliato, passa dal letto al divano chiedendo apatico cosa si farà durante l’arco della giornata ma soprattutto cosa si mangerà. Non ha importanza cosa si risponda, la risposta è sempre un mugugno lamentoso e insolente.
Ci sono giornate in cui facciamo un certo sforzo, capirete perchè, per far finta di stare dalla parte di papà. Anche noi un mezzo sorriso, e mezzi progetti, mezzi!
Più spesso invece non ci riusciamo ed è lì che il papà perde subito il buon umore si incazza da morire urlando “in questa casa tutti con il muso, e che cavolo!  Uno si sveglia di buon umore ma glielo fate proprio passare!“.
Ecco l’esempio del tipo in questione che si può applicare a tantissime altre cose. Tutto ciò che rientra nella categoria rito finisce o per portarci ad un livello di felicità assoluta o al buco nero, quello dove la gravità è fortissima e si finisce spiaccicati per terra con lo scoiattolo dell’Era Glaciale appena uscito al cinema.
Se l’andazzo della mattina dipende soprattutto da noi, tutto il resto dipende dai possibili buchi neri di papà.
Cosa crea un buco nero?
Il buco nero è soprattutto creato dall’impossibilità di consumare il rito. O peggio ancora dall’impossibilità di riuscire a far nascere un nuovo rito. Causa esterna: male grosso. Causa interna (ovvero io): male grossissimo.
Ci sono innumerevoli storie in proposito, proverò a raccontarne un paio che rendano l’idea.
A Capodanno in genere si trascorre la festa in compagnia, e in genere si tende ad andare in montagna. Chiaramente noi no!
Noi lo scorso Capodanno avevamo deciso di trascorrere da soli il pranzo in una località balneare della Sicilia. Un luogo dove d’estate c’è molta gente ma non troppa, e d’inverno non c’è anima viva. Onestamente io avevo prefigurato uno scenario disastroso riguardo al pranzo, immaginando che il locale fosse chiuso, ma non volevo rovinare i buoni propositi e d’altra parte, a causa del fatto che frequentiamo sempre posti dove il cellulare non prende, non potevo neanche cercare il numero su google.
Per cui, partiti la mattina presto dall’entroterra siciliano verso un paese di cui ci avevano parlato come di un capolavoro di architettura, e rivelatosi poi un paese assolutamente insignificante, il programma prevedeva dopo di spostarsi sul mare per consumare il pranzo di Capodanno in un ristorante a noi caro sulla spiaggia dove si mangia dell’ottimo pesce. 
Arrivati però stanchissimi da questo interminabile giro per le valli siciliane, il locale sulla spiaggia era chiaramente chiuso. Non ho osato dire “Lo immaginavo!” perchè ci saremmo giocati i successivi quindici giorni di armonia. Il rito è saltato, scoramento e buco nero!
Il buco nero è’ uno stato di sospensione. Nei primi mesi di frequentazione temevo sempre che ciò sfociasse in una brutta reazione con alzate di voce… in realtà niente di tutto ciò. Il buco nero è silenzio, desiderio che gli altri facciano silenzio, e reazioni energiche da parte degli altri nella speranza di tirare fuori lo “sprofondato” da questo suo stato.
In questa circostanza i bambini erano affamati e distrutti, lui sprofondato nell’impotenza e nella depressione. Io provo a tirarci fuori da questo stato e dico “ricordo che c’era un locale un po’ squallidino qui vicino, ma almeno pranziamo“. Finimmo per l’appunto in un locale dove si consumava il pranzo a menu fisso per la gente del paese, disperati siamo entrati a qualunque costo. Ci siamo ritrovati vestiti da “giro per la Sicilia sperduta” in mezzo alla gente elegantissima in lustrini per il pranzo di Capodanno in un paese in provincia di Agrigento! Un’esperienza unica in cui per fortuna da quasi 10 anni ci salva il fatto che il “grandone” che, purché si mangi, ci restituisce gratitudine. Il buco nero rientrò con una sonora risata per il non-luogo dove eravamo finiti e perché poi, tornarti verso la spiaggia, era spuntato un sole incredibile e abbiamo giocato sulla sabbia… probabilmente diventerà il rito del nostro Capodanno.
C’è poi la volta in cui ci siamo avventurati verso Piano Cervi con la neve, un luogo bellissimo sulle Madonie dove abbiamo da sempre vissuto momenti felici. Eravamo attrezzatissimi: ciaspole, tute, slittino, zaini, termos con il tè caldo. Avevamo valutato tutto meno il “fattore killer piccolo”. Aveva due anni e mezzo e come sempre succede, lui deve decidere autunomamente se una cosa gli piace o no. Ci sono innumerevoli strategie per far piacere una cosa ad un bambino, specie se una cosa è così insolita e divertente come la neve. Cesare invece l’aveva presa malissimo, e non cerano strategie vincenti. Abbiamo cominciato la nostra salita ma quasi subito aveva cominciato ad urlare, sentiva freddo, aveva paura del paesaggio bianco, lo urtava non poter vedere il paesaggio verde e trovare invece tutto coperto da questa sostanza gelata e scivolosa.
Avevamo fatto tanta strada, il papà ed il grandone avevano proprio voglia di fare questa esplorazione sulla neve, arrivare alla valle e provare a scavare per riuscire ad aprire il pagliaio. Oggettivamente c’erano tante ragioni per lasciare scivolare giù il piccolo fino a valle e far finta di niente.
Io presa dalla disperazione l’ho preso in braccio, il papà non volendo farmi far fatica lo ha preso, è caduto sulla neve con il piccolo, lo zaino in spalla e le ciaspole (la scena è più o meno quella dello scarafaggio a pancia in su), urla di rabbia e dolore. Siamo tornati in macchina e lì lo scoramento. I miei inviti a lasciare me ed il killer per avventurarsi padre e figlio grande, assolutamente inutili. Eravamo sprofondati nel buco nero, la gravità troppo forte e l’umore sotto lo strato di asfalto ghiacciato.
Non conservo ricordo di cosa accadde dopo, temo però che non si sia trattata di un’uscita felice dal buco nero. Temo quindi che questo non diventerà un rito, purtroppo!

14 pensieri su “Demolition 4.0

  1. Gli imprevisti ci sono e ci saranno sempre, se poi ogni volta si sprofonda nel buco nero diventa un vero stress……a tutto c’è rimedio, basta darsi una mossa! 😛

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  2. Questo delizioso post me lo son bevuto un pò sorridendo, lo confesso perchè ci restituisce un Francesco diverso da quello al quale lui stesso ci ha abituati.
    Naturalmente Veronica, mi piace il tuo modo di procedere. Oltre che di alzare veli più o meno impietosi.
    Meno male che al,meno uno dei figli ha preso di te.
    E se dovessero dare un premio alla pazienza, ti candiderei.
    Veronica for president!!

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  3. Demolition è una rubrica creata per ridere e ironizzare sull’esser famiglia, e sulla coppia che può divertirsi anche dopo molti anni, accettando il cambiamento e provando a trasformare anche gli aspetti meno piacevoli in occasioni di consapevolezza e di condivisione. I commenti mi divertono molto, e inutile dire che il tifo di Marzia mi invita assolutamente a proseguire…. grazie.😊

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