La scuola è ricominciata. E torno a trasportare il mio ragazzo dietro la mia moto. Lui sempre più grande. Non lo sa ma ogni giorno io per lui invento nomi.

Nomi con la zeta

Ogni giorno trasporto il mio paterno fardello.

Bello come il sole siede dietro una moto sempre più stanca

e anca contro gluteo andiamo così verso la diuturna fatica.

Bica umana posta di traverso al mare,

“andare a scuola” è il primo imperativo,

“arrivo in ufficio” la fine del percorso.

Ma un sorso di gioia mi concedo preda del vento,

invento nomi per l’uomo che più di ogni altro amo.

Lo chiamo in silenzio solo nella mia mente.

Lui non sente i sei o sette nomi che sulla strada la mia testa secerne.

Zerne, Zefiro, Zazù, Azur, Zeppino, Aziz, Zaponeta,

parole per lo più con la zeta, nomi d’amore,

che il cuore mi suggerisce e che in un attimo volano via.

Sulla mia strada che porta al mattino,

porto il mio bambino che ora è già ragazzo,

pazzo di gioa, ché lui esiste, spargo nell’aria nomi,

idiomi nuovi propri di un padre e un figlio,

bisbiglio dentro parole di tenerezza che non dico,

chè troppo fico ad undici anni già si sente.

Sei o sette nomi invento per lui ogni giorno,

a volte al ritorno dieci, se trovo traffico.

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