Il mio bambino grande lo ricorderà certamente, e anche Veronica che anche in quel caso era accanto a me.

Ci eravamo svegliati prestissimo al Genesis, una specie di ostello sulla strada che da Dar es Salaam va ad Iringa.

La solita colazione lentissima (nella preparazione e non nel consumo) e poi via con il fuoristrada guidato da Mister Mazengo.

Era la prima volta per il mio bambino in Tanzania e quindi con Veronica abbiamo pensato che una visita in un parco era irrinunciabile tanto più che il Mikumi National Park è sulla strada che porta ai nostri villaggi.

Un’alba bella. Quella bruma leggera sulla savana che crea una sorta di distacco fra terra e cielo. Noi che avanziamo sulla strada sterrata e gli animali che cominciano ad apparire fra la boscaglia.

Il piccolo è entusiasta. Gli elefanti, le giraffe, le antilopi, non sono più animali da riconoscere su un libro o da vedere in TV. Sono li, davanti ai nostri occhi e Zaccheo li riconosce tutti, dice il loro nome con la sua “misteriosa certezza” di bimbo di nemmeno 4 anni. E noi, un po’ assonnati, sorridiamo guardandoci l’un l’altro e guardando questo ometto così serio ed emozionato al tempo stesso.

Angalia Bwana Maij…guarda Signor Acqua“. Mister Mazengo lo chiama Signor Acqua perché è sorpreso dal fatto che Zaccheo chieda da bere in continuazione mentre i bambini del villaggio lo fanno così raramente, solo quando sono certi di poterselo permettere.

Gli indica un elefante: “tembo Zaccheo tembo“. Poi una zebra: “pundamilia Zaccheo pundamilia“.

E Zaccheo guarda tutto, assorbe tutto con lo sguardo. Domani ce lo restituirà attraverso una miriade di domande e di ragionamenti, da quelli sorprendentemente saggi a quelli assolutamente sconclusionati.

Giriamo già da più di un’ora ma ciò a cui Zaccheo maggiormente tiene non lo abbiamo ancora incontrato. Niente “simba” per intenderci e Zaccheo freme. Io so che non è facile vedere “il re” e dentro di me spero vivamente in un colpo di fortuna. Ancora non so fino a che punto “la dea bendata” è intenzionata ad esaudirmi.

Arriviamo sulle sponde di un lago. Dall’orizzonte un branco enorme di gnu incede nella nostra direzione sollevando una polvere pesante che ricade subito al suolo. Mister Mazengo si ferma. Nel sole adesso alto assistiamo in silenzio a questa scena.

Poi vengo preso da una specie di raptus. Non è certo la prima volta che vado in un parco in Tanzania, non è questa la ragione per cui vengo in questo paese ma accade di tanto in tanto che anch’io sia preso dal sacro fuoco del “safari”, so quindi esattamente come ci si comporta in queste occasioni.

Eppure, sarà il silenzio che ci circonda, sarà la scena di assoluta pace che si offre davanti ai nostri occhi, fatto sta che apro lo sportello dell’auto e mi accingo a scendere.

Mister Mazengo mi guarda con gli occhi fuori dalle orbite, non dice una parola e fa solo un movimento della testa per invitarmi a guardare meglio.

E improvvisamente mi accorgo, e tutti assieme a me, che a non più di un paio di metri dal mio sportello aperto, fra l’erba alta, c’è distesa una leonessa con due cuccioli.

In un sol colpo abbiamo incontrato “la regina e i principini” (se non proprio “il re”), ho fatto la figura dell’imbecille e Zaccheo ha rischiato di assistere ad una scena che non avrebbe dimenticato tanto facilmente.

Io lentamente ho richiuso lo sportello.

La foto, che ho scelto per aprire questo post e che mi ha riportato in mente questo aneddoto, è tratta dal national Geographic Italia ed è di Bjiorn Persison.

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8 pensieri su “La Regina

  1. La bellezza fa dimenticare la prudenza. A me prese un’estasi simile alle Maldive e, nuotando nuotando, uscita dalla barriera, sarei stata disposta a morire di azzurri e turchesi, poi mi ricordai che… si possono incontrare gli squali, misi il turbo a pinne e gambe e mene tornai al sicuro 🙂

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  2. che spettacolo! e che emozione per il piccolo! ma anche per voi vedere sta bella famiglia regale!
    mamma mia… brivido… i bambini di li non chiedono l’acqua perchè sanno che nonb sempre possono averla…

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