Consolare

Sodali nella compassione

in questo momento

elevate un canto

nella lingua che conoscete.

Una rete di note

ad imbrigliare il pianto

dei bambini la sera.

Una carezza lieve,

una breve poesia,

una parola ultima,

che non pensavate di avere,

seminate invece

nel solco di giornate avare.

Voi lo sapete:

ci sono persone nate

per esser consolate,

altre per consolare.

Un talento

Un talento

“Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;  per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.  Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;  avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.  Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.  Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Continua a leggere “Un talento”

Braccia strappate all’agricoltura

Braccia strappate all’agricoltura

Scrivere in versi e, più in generale, scrivere non è come piantare nella terra fertile un seme vivace, annaffiarlo con acqua limpida e abbondante e attendere che ne venga fuori una pianta profumata o dai frutti gustosi.

E’ più un separare i sassi dalla terra, e con essi farne muretti a protezione della particella. Continua a leggere “Braccia strappate all’agricoltura”