Per ogni goccia un verso

Per ogni goccia un verso:

è questo il mio patto

stretto con l’Universo.

E fatto sta che lui

di questo si compiace

ed io trovo pace

dopo ogni rovescio.

Su questo guscio pianeta

che poggia sul vuoto

un unico voto ho fatto,

un’unica meta ambisco

da quando al mio tempo sono nato:

tributare un canto stonato

affinché la pioggia non smetta.

Per quel che vale

questa è la ragione per la quale

tanto di poesie racconto.

Piccola canzone d’amore per la pioggia

E poi, quando te ne vai,

mi resta dentro la sensazione

di non avere trascorso con te abbastanza tempo,

mi resta dentro il rammarico

di non averti contemplata a sufficienza.

E poi, quando te ne vai,

mi affligge la paura che non tornerai più a trovarmi,

mi tormenta il rimpianto delle tue carezze

che non sono stato capace di accogliere.

E poi, quando te ne vai,

mi nutro per un po’ della tua assenza,

in questa azzurrità illusoria,

e già la sete mi assilla

e vivo nell’attesa che tu torni

a percuotere la terra che cammino,

in cui cerco ancora il tuo profumo.

Anzi mille

Anzi mille

Ogni giorno al cielo

elevo due preghiere,

anzi cento.

All’alba le lodi

che svegliano il vento,

i vespri al tramonto.

Eppure un’altra

nasce spontanea

quando sento l’acqua

giungere in bocca,

che sia di brocca

o sorgente,

non importa.

Un’altra, potente,

quando essa

incontra la mia pelle

di mare o di fiume,

di doccia o di pioggia,

ed ogni singola goccia

mi si rompe addosso

come fosse scintille.

Ogni giorno elevo

cento preghiere.

Anzi mille.

La tua voce ascolto

La tua voce ascolto

Ho visto il tuo volto

nel granchio che rimonta lento

la sponda del fiume.

L’ ho visto nel vento

mentre lo imprimeva sull’erba,

nelle piume, poche,

sotto l’ala della ghiandaia

l’ho visto.

Ho visto il tuo volto

ad ogni tramonto

quando il sole cala

sulla mia giornata.

Allora ho visto il tuo volto

ed oggi invece,

immerso nel suono della pioggia

la tua voce ascolto.

Ecco il gelo

Ecco il gelo

La pioggia apre
La porta al gelo
E il cielo lo accoglie.
Sulle sue stesse spoglie
L’inverno si incatena.
“A cena bambini!”,
I vetri appannati
Della cucina
E il sabato
che lento muore.
Il calore della casa
È un mio artifizio.
Nell’interstizio
Fra un pensiero e l’altro
un velo
A creare i sogni.
E da ogni parte
Giunge ed incombe
Il gelo.

Incontro

Incontro

Ti ho aspettata tanto, ma facendo finta di niente, come si fa con colei del cui arrivo non siamo certi.

Ti ho aspettata e poi ieri sera ho sentito che arrivavi. Una scusa per uscire a fare una passeggiata: “ma sta per piovere!”, “appunto”.

Solo poche gocce all’inizio, quelle che fanno sperare, quelle che fanno temere che sarà ancora una volta un incontro mancato.

Poi però ho sentito che arrivavi dal fondo della campagna. Ho sentito quel ruggito leggero, le fusa di un gatto cosmico, come di qualche cosa che sta già accadendo lontano da noi e che piano si avvicina.

E poi sei arrivata, tutta, in un colpo solo, con la tua veste estiva fatta di gocce enormi e mi hai fatto letteralmente tuo in pochi secondi aggiungendo a quel 65% di te che mi porto già dentro un’indefinibile percentuale celeste che ha inzuppato i miei vestiti e ripulito la mia anima in pochi secondi. Per fortuna avevo tagliato i capelli a zero il giorno prima.

E mentre tutto attorno gioiva con me del tuo arrivo ho deciso di proseguire fino alla vasca di raccolta che in questi mesi ho guardato ogni giorno sperando in un miracolo liquido che non poteva essere. E quando sono arrivato ogni singola gronda, ogni singolo tubo gorgogliavano e ridevano proprio come facevo io in quel momento e la vasca era un tripudio di getti, di gocce, di minuscole dirompenti onde, di spruzzi che gridavano “grazie…grazie…grazie”.

Sono tornato piano verso casa e mentre rientravo, letteralmente immerso in quella benedizione che è forse la cosa più bella che accade su questo pianeta in cui avviene un miracolo grande: cade acqua dal cielo, mi sono rimproverato perché per un poco, durante questa estate così lunga di gradi e di pensieri, forse mi ero dimenticato di te per lo stesso motivo per il quale ci si dimentica, forse, della donna sopra ogni altra amata: perché, quando la si incontra nuovamente, il nostro cuore possa balzarci in petto ed i nostri occhi farci dire “quasi non ricordavo più che fosse tanto bella”.

Ancora pochi metri e lascio il fiume che adesso sostituisce la strada che conduce a casa mia per svoltare nella rada tranquilla che introduce al mio giardino. Qui mi fermo un attimo per ringraziare la divinità che ancora una volta ha mandato la pioggia a guarire ogni singolo male non tanto per un suo effettivo potere taumaturgico me perché più di ogni altra cosa sa farci fare pace con la morte.