Perseveranza e Ingenuità

Perseveranza e Ingenuità

In questi giorni gran parte della conversazione famigliare verte su Marte. Da quando Perseverance ha toccato il suolo del pianeta rosso si può dire che non abbiamo pensieri per altro, ancora di più adesso che abbiamo scoperto che il Rover fa coppia fissa con uno specie di drone fornito di elica che si chiama, nientepopodimeno che, Ingenuity. Continuiamo a rivedere il video dell’ammartaggio e un paio di giorni fa ci siamo emozionati nell’assistere ai primi passi di Perseverance sulla sabbia marziana.

Anche stasera torniamo sull’argomento. E ad un certo punto Cesare, per nulla scherzoso, ci chiede: “ma se su Marte trovano persone quelle che stanno a sud del pianeta le chiameranno Martoni (con un chiaro riferimento al nostro essere terroni)?”. Zaccheo (senza neanche sollevare lo sguardo dal piatto): “e questo non è ancora niente…vedrai che appena scoprono che il piatto tipico di quelli del nord di Marte è lo Splutz li chiameranno subito Splutzoni”. E per stasera direi che può bastare.

Il primo uomo su Marte

Il primo uomo su Marte

Cesare è coraggioso, volitivo, visionario, incline all’avventura e al rischio. Resta pur sempre però un bambino di otto anni e me ne accorgo soprattutto quando provo a portarlo oltre ai suoi limiti.

Io per adesso lo tormento un poco con una di queste improponibili pretese paterne: contino a dirgli che mi farebbe tanto piacere se considerasse seriamente la possibilità di essere il primo uomo su Marte.

Continuo a fargli presente quali sono le condizioni climatiche sul pianeta rosso, gli faccio vedere in tutte le salse le novità e le immagini che nelle ultime ore arrivano da Perseverance, abbiamo persino letto assieme un articolo su un progetto di un razzo a propulsione nucleare che potrebbe accorciare il viaggio verso Marte fino a tre mesi.

Il suo rifiuto alla mia proposta è assoluto e tranciante. Ogni volta che io rilancio la questione lui si indigna e grida dicendo che un padre non dovrebbe neanche sognarsi di proporre una cosa tanto pericolosa ad un figlio.

Dopodiché Cesare è Cesare, e se una parte di lui respinge l’idea l’altra già l’accarezza e cerca ragioni, giustificazioni, risposte e rassicurazioni affinché anche la prima parte cominci a pensare che in fondo questa storia del primo uomo su Marte non è poi così balzana.

Per farlo fa complesse manovre di aggiramento della questione. Non può e non vuole darmi la sensazione che la cosa cominci effettivamente ad interessarlo e quindi “ad ora incerta” fa domande che secondo lui non dovrebbero insospettirmi e difficili da collegare all’oggetto del contendere.

“Papà ma secondo te un missile nucleare è più pericoloso di uno normale?”, con chiaro riferimento alla nuova tecnologia.

Oppure: “papà ma ne sono morti tanti astronauti in fase di decollo?”, eventualità che lo preoccupa non poco.

Credo però che una delle ultime domande che mi ha posto abbia fatto definitivamente pendere la bilancia dalla mia parte: “papà ma secondo te su di un’astronave te li fanno portare i giochi elettronici?”. Quando gli ho risposto che secondo me te ne fanno portare quanti ne vuoi ho visto che veramente qualche cosa cambiava nel suo sguardo.