Benedizione

Benedizione

Dove alloggia la divinità
oggi cresce un orto
e poggia al centro
dei miei pensieri,
ieri non c’era
ed oggi c’è.
Non è un vezzo,
non un passatempo,
esso è un pezzo di questo
mio schivo stare al mondo,
è una ragione
che do al mio essere vivo,
è una stella di terra
e clorofilla
e di ciò la divinità
(si, sempre quella)
io lo so, si compiace.
Alla tua dimora Signore,
con buona pace dei cittadini,
oggi ho cambiato un po’ la foggia,
e tu, sempre incline al perdono,
un dono grande mi hai fatto:
Il mio orto hai benedetto
con la pioggia.

L’orto è un quaderno nuovo

L’orto è un quaderno nuovo

L’orto appena zappato
è bello come un quaderno nuovo
e come quello,
prima di tutto,
ci metti sopra il tuo nome.
Non per proprietà,
ché tanto lo sai
che nessuno dei due ti appartiene,
ma perché, fra le righe e i solchi,
ci pianterai le tue idee
in questa primavera incerta.
Tutto sarà ordinato e perfetto
solo nei primi giorni
poi arriveranno le cancellature,
le pagine strappate
e le erbacce a soffocare i pomodori.
Lo rivedrai alla fine della stagione,
la copertina sgualcita dal vento
e le zucche ad invadere i filari,
e saprai che li c’è tutto quello
che resta di un’estate.
Lo conserverai con cura
nello scaffale dove conservi
i ricordi migliori.

Chance, the Gardener.5

Chance, the Gardener.5

Per comprendere a fondo il significato della parola “wilderness” è necessario vivere per qualche tempo uno degli ambienti estremi del nostro Pianeta: il deserto, le alte quote, la giungla, i ghiacci…oppure basta passare, tempo di luglio, nel mio orto.

Lei mi guarda

Lei mi guarda

Accade una volta l’anno, di questi tempi. Io sono la sotto, con la schiena piegata e so che lei da sopra mi sta guardando. Prendo tempo, faccio di tutto per non sollevare lo sguardo, ancora qualche piantina immersa nel terreno, un irrigatore da ripulire. Prendo tempo. Ma poi, un po’ perché schiena e ginocchia lo chiedono con forza, un po’ perché io lo voglio, sollevo lo sguardo e lei è li in tutto il suo splendore. La primavera mi guarda e allora anche io la guardo. In questo tempo dell’anno io ho la sensazione di lavorare con lei, di lavorare per lei, di contribuire al suo piano anarchico. Continua a leggere “Lei mi guarda”

Sirene ctonie

Sirene ctonie

E’ già equinozio. Ed io resisto con una flemma che non mi conoscevo al richiamo delle sirene ctonie del mio orto estivo.

Mi blandiscono, tentano di circuirmi con i loro canti che assomigliano al suono che fa il vento fra le foglie del mais, con il loro profumo che ricorda quello che le vescicole dei tralci di pomodoro rilasciano sulle mani.

Io resisto come non ho mai resistito in tutti questi anni. Mi do tempo. Ho tolto le infestanti a quello che ancora l’estate scorsa era l’orto estivo e che l’inverno aveva trasformato in un angolo di foresta pluviale. Lo ho fatto quando era giusto farlo, in modo tale che le erbe selvatiche non succhiassero dal suolo tutta l’acqua che ho deciso di destinare ai miei ortaggi. Continua a leggere “Sirene ctonie”

Filiera cortissima

Filiera cortissima

Il mio orto invernale ha ricevuto un dono prezioso dalle mie galline: la pollina. Che detto in termini non agronomici è la loro cacca. Cacca che si è faticosamente accumulata durante tutto un anno fuori e dentro il pollaio situato a circa 70 cm dal confine nord dell’orto invernale.

Distribuirla è stato facile, un po’ meno raccoglierla, ma cosa non si farebbe per voluttuose lattughe invernali? Continua a leggere “Filiera cortissima”