Il vivaio di Cesare

Il vivaio di Cesare

La primavera scorsa Cesare ha avviato la creazione di un vivaio. Si tratta di un vivaio fuori terra, essenzialmente poggiato sul mio amato ex bigliardino. Le finalità di Cesare sono in minima parte ecologiche ed in gran parte commerciali. E naturalmente utilizza me come strumento per realizzare il suo scopo. Lui sceglie durante le nostre escursioni semi e talee ed io li trasporto. Mi estorce informazioni tecniche spacciandole per sue. Fa piani di coltivazione ed io procuro il terriccio. Io riempio vasi lui, con l’indice di Dio, imprime una fossetta nel terreno e lascia con disinvoltura cadere il seme. Dopodiché qualunque sventurato osi traversare il nostro cancello (che sia zia, tecnico della Tim, signore della bombola, testimone di Geova) viene blandito dal nostro affinché compri una delle sue piante. Il nostro ha fra l’altro inventato una modalità di vendita certamente fuori legge e assolutamente punitiva. Ogni piantina costa mediamente 3 euro, solo che Cesare pretende, una volta perfezionata la vendita, che l’acquirente, di tanto in tanto, gli faccia avere notizie del vegetale. Se infatti, nelle settimane successive dovesse venire fuori che la piantina è morta per incuria o incompetenza del compratore allora questo sarà sottoposto ad una penale ulteriori 2 euro. Pochi sono gli amici che si azzardano ancora a venirci a trovare e quando lo fanno arrivano sempre provvisti di denaro ed in uno stato di soggezione da fare pena. Da parte nostra ci godiamo questo bigliardino floreale. Un po’ in stile Marcovaldo e con una tavoletta di legno pirografata dal vivaista stesso con la scritta “Vivaio di Cesare”. Questo angolo sospeso fra la cura più gratuita della vita e la più spudorata ricerca del profitto. Chi dovesse venire a trovarci nei prossimi giorni non dica che non lo avevo avvertito.

Dicono di noi

Dicono di noi

Questo post è per il mio Cesare nel giorno del suo nono compleanno.

Dicono che noi due ci somigliano.
Dicono che quando vedi le mie foto da piccolo pensi che siano tue.
A me però tu sembri molto più bello di quanto io non sia mai stato, più leggiadro, più significativo.
Dicono che il tuo sguardo assomigli al mio in certi momenti.
A me il tuo sembra molto più profondo, certamente più inquietante, infinitamente più appuntito.
Dicono che le nostre mani si assomigliano ma a me sembra che le tue siano molto più fini, più adatte al fare e a compiere gesti inusitati, più capaci di carezze delle quali io non sono mai stato capace.
Dicono che quando ti muovi e cammini mi assomigli.
Ma di sicuro con quel passo, che forse è simile al mio, andrai in luoghi e percorrerai strade che io non riesco neanche ad immaginare.
Eppure c’è qualcosa in cui veramente ci assomigliamo e di cui forse nessuno si è accorto ancora: un rispetto ed un amore assoluto per la vita.

Nella foto l’aiuola che l’altro ieri, durante il nostro campo al fiume, hai voluto creare attorno ad una piantina in un angolo non meglio definito del mondo selvaggio.

Quella pianta ti aveva colpito, come accade sempre con tutti gli esseri viventi più afflitti e sgarrupati che popolano quest’angolo dell’universo e che, in una maniera o in un’altra, entrano in relazione con te. E dopo avere fatto l’aiuola le hai dato acqua diverse volte. Senza troppa enfasi, senza retorica, riparo ed acqua perché di questo ti sembrava avesse bisogno in quel momento. E diverse volte acqua le ho dato anche io, di nascosto. Perché già pensavo, inevitabilmente pensavo, pensavo perché tu mi ci avevi fatto pensare che di li a poco saremmo andati via e chissà per quanto tempo ancora non avrebbe avuto acqua.

Il dispositivo della compassione, del quale entrambi siamo dotati, una volta che comincia a funzionare non smette più, sappilo Amore Mio.