Sing

Sing

Alla fine di una lunga fatica, di un incubo, di un cimento nel quale esigua era la speranza di successo, sembra che la nostra mente e il nostro cuore siano predisposti ad un’azione incontenibile e liberatoria: cantare.
Primo Levi scrive questa poesia a poca distanza dalla sua liberazione e nei giorni della sua personale “tregua”.
E’ il canto di una gioventù riconquistata, del tempo che si apre davanti a noi quando ci rendiamo conto di essere vivi, di avere vent’anni e di come tutto, ma proprio tutto, sia possibile. E’ il canto di chi sa di essere “soltanto giovane…non martire, non infame non santo”. E’ il canto che voglio dedicare ai quattro “giovani” che ieri pomeriggio ho un po’ tormentato nella speranza che mi vogliano perdonare per tutto il pessimismo che veniva fuori dalle mie parole e nella speranza che nel tempo che viene ci sia la possibilità di elevare assieme un canto simile. Continua a leggere “Sing”

A giudizio

A giudizio

La zona grigia e il lager ritornano in questi giorni nei miei pensieri.

Perché il rischio non è che esso, il lager, possa replicarsi in futuro, ma che sia già qui senza che ce ne accorgiamo.

Perché l’orrore collettivo non è frutto di innumerevoli orrori personali, ma piuttosto la somma di infinite piccole miserie, di tanti egoismi sdruccioli, di schiere di uomini operosi che fanno il proprio dovere senza farsi troppe domande.

Per questo ecco una delle poesie meno conosciute di Primo Levi. In apparenza la più normale, in realtà la più atroce. Continua a leggere “A giudizio”

Signore è tempo

Signore è tempo

Signore, è tempo: già fermenta il vino.
Il tempo è giunto di avere una casa,
O rimanere a lungo senza casa.
È giunto il tempo di non esser soli,
Oppure a lungo rimarremo soli:
Sopra i libri consumeremo l’ore,
Od a scrivere lettere lontano,
Lunghe lettere dalla solitudine;
Ed andremo pei viali avanti e indietro,
Inquieti, mentre cadono le foglie.

Le ragioni di questo blog

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Uomo sono. Anch’io, ad intervalli, <<ad ora incerta>>, ho ceduto alla spinta: a quanto pare, è inscritta nel nostro patrimonio genetico”. 

Questo scrive Primo Levi nel 1984, ad introduzione della sua raccolta di poesie che ha come titolo appunto “Ad ora incerta” e lo fa per giustificare il bisogno che ci coglie, a volte, e che ci induce a scrivere in versi. Continua a leggere “Le ragioni di questo blog”