Anzi mille

Anzi mille

Ogni giorno al cielo

elevo due preghiere,

anzi cento.

All’alba le lodi

che svegliano il vento,

i vespri al tramonto.

Eppure un’altra

nasce spontanea

quando sento l’acqua

giungere in bocca,

che sia di brocca

o sorgente,

non importa.

Un’altra, potente,

quando essa

incontra la mia pelle

di mare o di fiume,

di doccia o di pioggia,

ed ogni singola goccia

mi si rompe addosso

come fosse scintille.

Ogni giorno elevo

cento preghiere.

Anzi mille.

Non ho fretta di andare

Non ho fretta di andare

Non ho fretta di andare,

mi preme, semmai, restare con voi

il più a lungo possibile.

Per un poco sul richiamo del sentiero

prevarranno gli agi della casa

e il privilegio della compagnia.

Vi sarò grato se vorrete offrirmi un pasto

e voi sapete che soprattutto prediligo

il pane, la frutta e l’acqua.

Vi sarò grato se vorrete darmi

la possibilità di un bagno

ovunque raccoglierete acqua sufficiente per immergermi.

Vi sarò grato se, per una notte,

vorrete destinarmi un giaciglio sul quale stendermi

per il tempo breve di un sogno, di una preghiera e di un verso.

Casa, cibo, acqua, abiti

Casa, cibo, acqua, abiti

Una casa fondata nel tempo,

a volte rifugio di amici,

rete di formiche e radici,

porte e finestre aperte sul vento.

Cibo quanto basta al bisogno,

buono per le gambe e le ali,

da dividere in parti uguali

a nutrire la speranza ed il sogno.

Acqua che non sia mai abbastanza

di sorgente, di fiume, di roggia,

di rugiada, di lacrime e pioggia,

a colmare sete e distanza.

Abiti conformi alla necessità

privi di ricerca o di sfarzo

da indossare senza sforzo

mentre mi vesto nell’oscurità.

Come fosse cisterna

Come fosse cisterna

Una strada soltanto
l’isola al cielo congiunge
ed un solo pensiero
la mia mente raggiunge:
che quel siero lucente
nell’eterna discesa
del dammuso l’attesa
ponga fine e la sete.
Sul confine del giorno,
nel mattino chiarore
in questa stanza caverna
io ti prego Signore:
Il mio cuore ricolma
di speranza e di gioia
come fosse cisterna.

Non una parola

Non una parola

Quanta acqua scorre quest’anno

e quanta l’anno scorso,

un sorso alla sorgente

che sgorga dalla roccia,

la goccia e la cascata,

una volpe mai avvistata di giorno,

cinque serpenti, non uno di meno,

e il grido del gheppio

sigillo al suo nido.

Non una parola sulla morte,

sulla coorte di demoni

che per un anno intero

ha reso oscuro il cammino,

sul muro davanti al quale

per giornate intere

abbiamo mortificato lo sguardo.

E il cardo, il fiore della ginestra,

la finestra sul mezzogiorno,

le spighe, per fortuna,

il ritorno.

Fa che io sia goccia

Fa che io sia goccia

Non voglio essere eroe, Signore,

né santo infuso della tua luce,

non desidero gloria ed onore,

non fare di me un indomito duce.

Non aspiro ad essere saggio,

non fra gli uomini il più amato,

e non chiedo per me l’agio

di apparir bello e ricercato.

Fa, Signore, che io sia goccia,

anzi uno sbuffo di vapore prima

che lasci il mare, lasci la roccia,

ed in alto di una nube sia la rima.

Fa che viaggi allora il tuo cielo,

minuscolo e irrilevante passeggero,

e che ad un tratto un levante di gelo

faccia pesante ciò che era leggero.

E così di ghiaccio cristallo

ad incontrare dei monti la cima

in quella danza che diventa stallo

quando il tempo l’inverno collima.

Per un poco allora esser neve

che si piace esser coltre del mondo,

grave finché non diventa lieve

nella primavera dal richiamo profondo.

E scoprire della terra i percorsi,

della matrice i capillari e le spire,

essere rivoli, gorghi, esser sorsi

e le falde colmare e riempire.

Padre liquido, Dio della pioggia

al tuo figlio in un alba splendete,

dove il salice come l’anima poggia,

concedi infine d’esser sorgente.

Amore idrico

Amore idrico

Mi sono innamorato di Marettimo quando ho scoperto una minuscola sorgente che faceva scendere un rivolo d’acqua verso il mare, all’ombra di Monte Falcone.

Mi sono innamorato di Pantelleria quando ho scoperto che i Dammusi più che case sono macchine per raccogliere ogni goccia di pioggia e nasconderla nel cuore della terra per farne dono, anche quando il dammuso è abbandonato da decenni, al viandante che conosce il segreto. Continua a leggere “Amore idrico”

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L’acqua per 800 persone.

Ieri siamo riusciti a completare una raccolta di fondi che ci permetterà di rendere più facile l’accesso all’acqua allo 0,000011 % dell’umanità di questo pianeta, 800 persone di uno degli innumerevoli villaggi della Tanzania.

Quale è la sensazione che mi ha accompagnato tutta la notte e che riguarda la mia associazione?  “Che cosa piccolissima che abbiamo fatto…e quanto difficile è stato nonostante tutto….quanto minuscole sono le nostre forze, le nostre risorse…quanto ancora ci sarebbe da fare se solo potessimo”. Continua a leggere “0,000011 %”