Camminare…

Camminare…

Ad un certo punto arriva il momento in cui uno prova a “riunirsi con se stesso” e a chiedersi: “ma in questa vita quali sono le cose che mi sono veramente piaciute?“. A me è piaciuto tantissimo camminare. L’ho fatto in diversi posti del mondo, in molti degli ambienti di questo nostro pianeta ed ogni volta è stata una grande gioia. Prepararsi all’escursione, fare lo zaino, affrontare la prima salita, procedere sotto la canicola o la pioggia, arrivare alla meta, predisporre in bivacco, lavarsi in un torrente di montagna, preparare la cena. Sono tutte attività che hanno senso, che danno senso al “camminare” e che rendono il viandante partecipe di una dimensione altra da quella della casa (ovunque la sua casa si trovi). Continua a leggere “Camminare…”

Cantare

Cantare

… Ma quando poi cominciammo a cantare
Le buone nostre canzoni insensate,
Allora avvenne che tutte le cose
Furono ancora com’erano state.
Un giorno non fu che un giorno:
Sette fanno una settimana.
Cosa cattiva ci parve uccidere;
Morire, una cosa lontana.
E i mesi passano piuttosto rapidi,
Ma davanti ne abbiamo tanti!
Fummo di nuovo soltanto giovani:
Non martiri, non infami, non santi.
Questo ed altro ci veniva in mente
Mentre continuavamo a cantare;
Ma erano cose come le nuvole,
E difficili da spiegare“.

Primo Levi, 3 gennaio 1946

Levi scrive questi versi a tre mesi di distanza dal suo ritorno in Italia, dopo le lunghe peregrinazioni narrate ne “La Tregua”.

La pace è quindi alternativa alla guerra? Esiste solo perchè esiste la guerra e quindi in contrapposizione ad essa? Oppure è guerra sempre, come Primo Levi fa dire a Mordo Nahum (il Greco) sempre ne “La Tregua”?

Solo domande in coda a quello che comunque per me resta uno dei più bei Canti di Pace che abbia mai letto.

Per un’epica di pace

Per un’epica di pace

Wim Wenders nel suo “il Cielo sopra Berlino” fa dire (o forse dovremmo scrivere che è Peter Handke a farglielo dire) al vecchio Homer: “I miei eroi non sono più guerrieri e re, ma i fatti di pace. Uno vale l’altro. Le cipolle, messe a essiccare, buone come il tronco d’albero che porta attraverso la palude. Ma ancora nessuno è riuscito a cantare un epos di pace. Cosa c’è nella pace che alla lunga non entusiasma e che non si presta al racconto? Devo darmi per vinto, ora? Se mi do per vinto, allora l’umanità perderà il suo cantore: e quando l’umanità avrà perso il suo cantore, avrà perso anche l’infanzia“.

Da qui nasce in me una lunga riflessione sulla possibilità di dare vita ad un’Epica di Pace (forse già di per se un ossimoro). Riflessione senza risposta. Riflessione che nelle pagine di questo blog vuole piuttosto svolgersi in termini di ricerca. La ricerca di chi ha saputo produrre, a mio modo di vedere, se non proprio un’Epica di Pace quantomeno una narrazione, un canto di pace. 

Ad ora incerta proverò anche a dare un contributo personale.