Vincolo ed opportunità

Vincolo ed opportunità

La mia umanità è vincolo ed opportunità.
La mia umanità mi tiene lontano un passo dallo sconfinare nel volo della libellula, lontano un passo dall’accedere al segreto dell’urlo del gheppio, lontano un passo dal fondermi con l’acqua che scorre.
La mia umanità, però, è ciò che mi permette di produrre un pensiero come questo e passare oltre.

Pennarelli, privacy e dignità

Pennarelli, privacy e dignità

Stamattina dalla Tanzania Stefania, che è la responsabile paese della mia associazione che si occupa di cooperazione, mi scrive il post che segue. E’ un esempio perfetto di come noi NON intendiamo la cooperazione.

Stamattina andando a lavoro scorrevo distrattamente la home di facebook e mi sono imbattuta nella richiesta qui sotto, postata in un popolato gruppo di appassionati del continente africano. Si lo so, dovrei scegliere meglio i gruppi a cui metto il like, ne sono cosciente, sorvolando su questo però ciò che mi ha colpita è l’assoluta normalità con cui la richiesta è stata, non solo fatta, ma anche accolta. Sono stati forniti una serie di consigli su quali scuole visitare (???), cosa portare etc. Le scuole elementari sono luoghi da visitare in cambio di qualche scatola di pennarelli. Quando si visitano le scuole, per esperienza aggiungo, ci scappa sempre un bel servizio fotografico dello spacciatore di pennarelli in posa circondato da bambini in divisa (minori le cui facce girano nell’internet senza consenso aggiungo), poi magari quelle stesse persone postano foto del compleanno del nipotino e al posto della faccia ci mettono uno smile, vabbè…).
Sarebbe interessante postare in un gruppo analogo, se mai esistesse, la richiesta “mi piacerebbe visitare una scuola elementare in UK, consigli?” Poi andare nella scuola, distribuire i vari doni, scattare le foto con i bimbi inglesi, postare a più non posso e vedere il seguito. Nel migliore dei casi probabilmente il seguito sarebbe un tso, una denuncia!
Se una cosa simile dovesse succedere nella scuola dove vanno i miei figli io non sarei felice di sapere che si permettono safari scolastici ai turisti.
Vi prego, abbiate rispetto dei luoghi che visitate e delle persone che li abitano Indipendente dalla loro età o condizione. La dignità non può valere una scatola di pennarelli.

Dicono di noi

Dicono di noi

Questo post è per il mio Cesare nel giorno del suo nono compleanno.

Dicono che noi due ci somigliano.
Dicono che quando vedi le mie foto da piccolo pensi che siano tue.
A me però tu sembri molto più bello di quanto io non sia mai stato, più leggiadro, più significativo.
Dicono che il tuo sguardo assomigli al mio in certi momenti.
A me il tuo sembra molto più profondo, certamente più inquietante, infinitamente più appuntito.
Dicono che le nostre mani si assomigliano ma a me sembra che le tue siano molto più fini, più adatte al fare e a compiere gesti inusitati, più capaci di carezze delle quali io non sono mai stato capace.
Dicono che quando ti muovi e cammini mi assomigli.
Ma di sicuro con quel passo, che forse è simile al mio, andrai in luoghi e percorrerai strade che io non riesco neanche ad immaginare.
Eppure c’è qualcosa in cui veramente ci assomigliamo e di cui forse nessuno si è accorto ancora: un rispetto ed un amore assoluto per la vita.

Nella foto l’aiuola che l’altro ieri, durante il nostro campo al fiume, hai voluto creare attorno ad una piantina in un angolo non meglio definito del mondo selvaggio.

Quella pianta ti aveva colpito, come accade sempre con tutti gli esseri viventi più afflitti e sgarrupati che popolano quest’angolo dell’universo e che, in una maniera o in un’altra, entrano in relazione con te. E dopo avere fatto l’aiuola le hai dato acqua diverse volte. Senza troppa enfasi, senza retorica, riparo ed acqua perché di questo ti sembrava avesse bisogno in quel momento. E diverse volte acqua le ho dato anche io, di nascosto. Perché già pensavo, inevitabilmente pensavo, pensavo perché tu mi ci avevi fatto pensare che di li a poco saremmo andati via e chissà per quanto tempo ancora non avrebbe avuto acqua.

Il dispositivo della compassione, del quale entrambi siamo dotati, una volta che comincia a funzionare non smette più, sappilo Amore Mio.

Non ho fretta di andare

Non ho fretta di andare

Non ho fretta di andare,

mi preme, semmai, restare con voi

il più a lungo possibile.

Per un poco sul richiamo del sentiero

prevarranno gli agi della casa

e il privilegio della compagnia.

Vi sarò grato se vorrete offrirmi un pasto

e voi sapete che soprattutto prediligo

il pane, la frutta e l’acqua.

Vi sarò grato se vorrete darmi

la possibilità di un bagno

ovunque raccoglierete acqua sufficiente per immergermi.

Vi sarò grato se, per una notte,

vorrete destinarmi un giaciglio sul quale stendermi

per il tempo breve di un sogno, di una preghiera e di un verso.

Perfetto sarà

Perfetto sarà

La mia casa sarà perfetta quando non ne avrò più bisogno.

La mia famiglia sarà perfetta quando capirò che non hanno più bisogno di me.

Il mio pasto sarà perfetto quando non mi vergognerò di prepararlo con una preghiera.

La mia preghiera sarà perfetta quando solo alla preghiera penserò mentre prego.

I miei abiti sono già perfetti perché non me ne curo affatto.

Il mio lavoro sarà perfetto quando potrò spiegarne agli altri il senso usando poche semplici parole.

Il mio sentiero sarà perfetto quando, da solo o con l’amico a fianco, non mi preoccuperò della metà.

Il mio giorno sarà perfetto quando invariabilmente si concluderà con un bel racconto che i bambini ascolteranno con piacere.

Le mie poesie saranno perfette quando ad esse preferirò il silenzio.

Preghiera in un giorno di vento nuovo

Preghiera in un giorno di vento nuovo

Da tempo ormai

giungo al confine dell’alba

smarrito e confuso.

Nulla so delle ore

del mattino che viene,

nulla dei rintocchi

che mi ricondurranno alla sera.

Sarà per via degli occhi,

sarà a causa del cuore,

non mi ritrovo più come prima

e un’angoscia sottile covo

prima di offrirmi

inerme al travaglio.

Su quello spiraglio di luce,

su quello iato,

stretto fra ieri e oggi,

la tua parola

mi attende ogni giorno,

e con essa mi ridai fiato,

e alla gioia, spietato, mi costringi.

Per un poco allora

si attenua il dolore,

per un poco

dimentico la mia età,

per un poco con te rido Signore

ché sei più alto

di ogni mia sommità,

più interiore

della mia stessa intimità

Vasi fragili

Vasi fragili

L’amore che nutro nei vostri confronti
mi regala istanti di genuina disperazione.
Nulla so della prossima azione,
nulla so della stagione che deve venire.
Non so quello che bisogna dire
per orientare la vostra strada,
non so quello che bisogna fare,
e se sarà una carezza a munirvi del senso.
Sto qui sul confine della mia incertezza,

accovacciato sull’orlo della mia ultima ruga,
a contemplare i vostri corpi agili
già impegnati in una corsa centrifuga.
Il mio tesoro è contenuto in vasi fragili.

Al tuo fianco

Al tuo fianco

Sempre al tuo fianco,

che ti piaccia o no,

sarò sempre al tuo fianco.

Financo nell’ultimo momento,

anche quando il tormento

a te mi restituirà stanco,

sulla soglia di casa

al tuo fianco mi troverai.

Immersi in quel banco di nubi

sulle creste del Columbrina,

la mattina, nel letto che sai,

quando mai e meno te lo aspetti

al tuo fianco mi troverai.

Al tuo fianco per ridere insieme,

al tuo fianco per sostenerti,

sui prati aperti di un cammino

che non smette ancora,

nel mio bosco antico

o nella tua nuova cucina,

io sarò sempre al tuo fianco:

a volte amico, altre spina.

Per voto

Per voto

Per voto,

il vuoto del cuore

ho riempito col canto

della pioggia e del vento

che mi fanno da manto.

Per voto,

a stento,

il lento inoltrarsi della sera

ho eletto a bandiera

del mio essere nuovo.

Per voto,

ogni giorno ritrovo

a crescermi attorno

una vita inconsulta

che orienta la strada.

Per voto,

esulta e ancora si accende

lo sguardo e la voce

sottende parole d’amore

che non smetto di dire.

E ancora per voto,

incondizionato e gratuito,

ti voglio sentire

nell’odore e nel suono

a cui mi hai restituito.

Torneranno utili

Torneranno utili

Dovessi domani averne bisogno

ho i miei polpacci.

La montagna li ha temprati

e il tempo ancora li risparmia.

Torneranno utili

per quando dovrò scappare

“con un mantello corto”

sotto le ceneri ardenti di un vulcano.

Torneranno utili

per quando dovrò tornare

dopo un lungo viaggio

che mi ha tenuto lontano da casa.

Dovessi domani averne bisogno

ho i miei pollici opponibili

che dono più bello

la divinità non poteva farci.

Torneranno utili

per quando dovrò arrampicarmi

sulla quercia o sull’eucalipto

e guardare in fondo alla pianura.

Torneranno utili

per quando dovrò stringerli in un pugno

a difendere ciò che non può essere negoziato,

o aprirli in una disperata carezza.

Dovessi domani averne bisogno

ho i miei occhi,

il dono che l’universo mi ha fatto

per contemplare se stesso.

Torneranno utili

per quando, per tempo, dovrò scorgere

la tigre dai denti a sciabola

acquattata fra l’erba della savana.

Torneranno utili

per quando, nuovamente come stamani,

mi farai il dono di vederti contro sole

e, nuovamente come stamani,

mi sembrerai bellissima.