Tante volte ho già scritto di come il Piccolo e il Grande siano diversi fra di loro. L’uno l’opposto dell’altro, gli estremi di un segmento (la metafora non è casuale). Remissivo l’uno e assertivo l’altro, misurato e misurante il primo, privo di qualunque senso della misura il secondo. Anche lì dove sembrano assomigliarsi basta guardare bene per capire che si tratta solo di convergenza evolutiva, l’ala della mosca e quella dell’uccello per ottenere lo stesso scopo a fronte di due mezzi assolutamente differenti. A prima vista possono infatti apparire identici nella loro volontà di evitare qualunque attività che sia anche vagamente in odore di studio e di lavoro. Ma anche in questo caso diverso è lo strumento con il quale si oppongono ai nostri tentativi di condurli sulla retta via. Il Grande infatti è provvisto di una pigrizia perfetta che lo lascia immoto lì dove si trova in balia della sua indole inerziale. È fermo? Resterà fermo per sempre se qualcuno o qualcosa non interverrà ad alterare il suo stato. Sta compiendo un’azione? Potrebbe continuare all’infinito. Sarebbe sbagliato pensare che il Piccolo è, come il fratello, un pigro. Cesare invece è uno “scansa fatiche”. Al contrario del Grande infatti lui è dotato di un’energia illimitata ed incoercibile che però adopera in maniera anarchica e che non presuppone alcun tipo di canalizzazione. Il suo essere uno scansa fatiche nulla ha quindi a che vedere con la stasi che caratterizza l’indole del fratello ma è semmai un atto cosciente e creativo che il nostro pone in essere con il solo scopo di fare ogni volta “come dice lui”. Oggi compiti domenicali. Guarda il diario e lancia un urlo di vittoria: “yuppieeee…pensavo che i compiti fossero per oggi e invece sono per domani!!!”. “Cesare e noi li facciamo lo stesso oggi ché domani abbiamo altro da fare”. Breve e sanguinosissima colluttazione verbale dalla quale ne esco fuori vittorioso solo grazie alle mie raffinatissime doti di pedagogo: “Cesare basta! Si fa come dico io!”. Il nostro abbozza e recupera il libro di geometria dal buco nero del suo zaino. Rette, semirette e segmenti. Procediamo spediti perché il tipino quando si presta è svelto, intuitivo ed acuto. “Ok Cecio, lo vedi…i segmenti sono descritti da due lettere…AB per esempio…oppure CD…adesso prendi il righello ché sul libro c’è un esercizio nel quale dobbiamo misurarne qualcuno”. Ormai vicino alla fine del compito, come l’escursionista che dei trenta chilometri fatti soffre soprattutto l’ultimo, il suo sguardo va all’ultimo esercizio e improvvisamente si illumina. “Papà mi dispiace l’ultimo non lo dobbiamo fare (vedi foto)… c’è scritto NO”. Non so se legarlo alla sedia o scoppiare a ridere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...