Dovessi domani averne bisogno

ho i miei polpacci.

La montagna li ha temprati

e il tempo ancora li risparmia.

Torneranno utili

per quando dovrò scappare

“con un mantello corto”

sotto le ceneri ardenti di un vulcano.

Torneranno utili

per quando dovrò tornare

dopo un lungo viaggio

che mi ha tenuto lontano da casa.

Dovessi domani averne bisogno

ho i miei pollici opponibili

che dono più bello

la divinità non poteva farci.

Torneranno utili

per quando dovrò arrampicarmi

sulla quercia o sull’eucalipto

e guardare in fondo alla pianura.

Torneranno utili

per quando dovrò stringerli in un pugno

a difendere ciò che non può essere negoziato,

o aprirli in una disperata carezza.

Dovessi domani averne bisogno

ho i miei occhi,

il dono che l’universo mi ha fatto

per contemplare se stesso.

Torneranno utili

per quando, per tempo, dovrò scorgere

la tigre dai denti a sciabola

acquattata fra l’erba della savana.

Torneranno utili

per quando, nuovamente come stamani,

mi farai il dono di vederti contro sole

e, nuovamente come stamani,

mi sembrerai bellissima.

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