C’è un film che amo tanto. E’ un film del 1984 dei fratelli Taviani e porta il nome di questo post. E’ un film la cui fortuna e fama sono secondo me molto inferiori alla sua reale bellezza. In questo, probabilmente, condivide la stessa sorte di molti altri film che hanno avuto l’unica colpa di essere film ad episodi.

Il film che è appunto diviso in cinque episodi, si basa su altrettante novelle di Pirandello. O forse no.

De “L’altro figlio” e di “Requiem” ricordo poco. Angoscioso e dolorosissimo è l’episodio basato sulla novella “Mal di Luna”.

Un capolavoro assoluto “La giara” dove Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, prestati (ma non sarà la prima né l’ultima volta) al cinema colto regalano un’interpretazione assolutamente magistrale.

Il mio episodio preferito è però l’ultimo: “Epilogo: colloquio con la madre”. Ed è quello che giustifica il mio “o forse no” di prima. Infatti l’episodio non si riferisce ad una novella vera e propria ma ad una parte della novella del 1915 da titolo “Colloqui con i personaggi” che sembrerebbe avere poi fornito lo spunto all’autore per scrivere la famosa commedia “Sei personaggi in cerca di autore”. In realtà questo episodio sembra andare oltre la libera interpretazione che i Taviani hanno molto utilizzato per gli altri per sconfinare in una vera e propria azione creativa.

Chi conosce il film probabilmente avrà ancora impresse nella mente e negli occhi le immagini di questa madre del poeta che ancora bambina, costretta a lasciare la Sicilia, si ferma per riposare su un’isola non meglio identificata e che con i fratelli si produce in incredibili acrobazie su un pendio di polvere di pomice che la conduce poi a tuffarsi in un mare celeste (le scene sono girate in una delle cave di pomice dell’isola di Lipari).

Ogni volta che penso a quest’episodio invece la mia memoria va ad una delle prime scene nella quale Luigi, chiamato attraverso una lettera inviata dal fantasma della madre, giunge nuovamente nella casa natia oramai chiusa e disabitata da tanto tempo.

Pirandello come prima cosa va in cucina e con difficoltà apre le imposte della finestra. Ma appena ci riesce irrompe all’interno della stanza il ramo carico di frutti ancora non perfettamente maturi di un arancio che cresce nel giardino delle casa e che, non potato da chissà quanto tempo, si è spinto fino a quell’altezza, fino a quella finestra, continuando a produrre, per nessuno, i suoi frutti.

Fuori dalla finestra della mia camera da letto, posta al primo piano della mia casa, abitano alcuni alberi da frutto. Un caco ed una vite selvatici, un pesco/sequoia (come è chiamato dai miei bambini vista la sua altezza inusitata frutto del suo contendersi la luce con tutti gli altri suoi simili), un nespolo un po’ troppo mortificato dagli altri e un melograno che in questo momento ci regala una fioritura straordinaria.

So, per esperienza, che quest’ultimo fra qualche settimana adagerà i suoi meravigliosi frutti sul davanzale del nostro balcone, come fossero un dono, come una mercede resa in cambio delle cure che ad esso dedichiamo.

Mi piace pensare che se fra qualche tempo, un tempo in cui magari questa nostra casa non sarà più abitata dalle urla bambine che ancora la riempiono, Cesare e Zaccheo torneranno, dopo una lunga assenza a visitarla, e apriranno la finestra della stanza, un ramo di melograno farà irruzione offrendo, del tutto inattesi, qualcuno dei suoi frutti.

Ed io magari sarò li, seduto in un angolo, per parlare ancora un poco con loro.

2 pensieri su “Kaos

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