Quando un pensiero arriva ti sembra che tutto complotti con lui. Ti sembra che tutto a quello faccia riferimento, a quello sia legato come anelli di una catena.

Allora torno al mio post di tre giorni fa dal titolo “Narrazione del dolore, narrazione della gioia”.

Mentre siamo a tavola Zaccheo mi chiede “papà ma Gulliver nel suo viaggio era sempre gigante?”. “No Zaccheo…dipende da chi incontrava. Quanto incontrava i lillipuziani rispetto a loro era gigante e quando incontrava i giganti invece era nano…ma faceva anche tanti altri incontri…i cavalli saggi per esempio”. E mentre parlo mi ricordo che tanti anni fa sentivo una canzone di Guccini che si intitolava appunto Gulliver e che, come tante altre cose immagino, è scomparsa dalla mia mente. Vera la cerca da qualche parte in internet e l’ascoltiamo “nonostante Cesare”. Dopo le prime parole “ricordo di ricordarla” ancora parola per parola e mi sembra (ma forse è solo quello che voglio credere e in realtà Guccini voleva dire naturalmente tutt’altro) che continui il mio pensiero di tre giorni fa. Gulliver ritorna a casa e racconta, ma ciò che racconta è inenarrabile perché nessuno ha mai visto prima ciò che Gulliver ha visto. È come se sforzandosi di raccontare lui non faccia altro che “riempire il cielo inglese di miraggi”, come se dietro quello che dice “non restino altro che vuoti gusci di parole”. La gente è più disposta a comprendere e ad accettare la creazione di un mito piuttosto che prendere per buona la verità.

Guccini conclude che da “tempo e mare non si impara niente” finendo per dire probabilmente quello che lui voleva dire (e ci mancherebbe altro), che il viaggio in se non serve a niente se non è possibile raccontarlo, se dall’altra parte della tua esperienza e del tuo racconto ti imbatti solo in chi “confonde i viaggi con la loro parodia”. Per conto mio oggi, dopo il secondo post su un pensiero confuso che non porta da nessuna parte, mi basterebbe come Lemuele “sapere sorridere come sa sorridere soltanto chi non ha più paura del domani”.

Un pensiero su “Lemuele Gulliver

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