La vita è un crocevia telefonico. Mia moglie chiama me e mi dice: “chiama il Piccolo che è da mia madre e convincilo a fare un po’ di compiti”. Chiamo mia suocera ma è occupato. Chiamo il Grande: “Zac passami Cesare che devo dirgli una cosa…papà che c’è?” dice il Piccolo. “Cecio devi fare un po’ di compiti”. A quel punto la parola che in quanto ad uso a casa mia surclassa anche la frequenza del verbo “fare” nella lingua italiana: “DOPO papà”. Tento allora uno stratagemma pedagogico aritmetico: “Senti Cesare…io fra tre ore ti vengo a prendere…entro tre ore, non mi interessa quando, tu dovrai avere fatto i compiti…se appena vengo scopro che non è così sono guai”. “Va bene papà”, dice lui, e poi dimentica di staccare la comunicazione e sento che dice al fratello: “Zac metti un timer che suona fra due ore e mezzo così nell’ultima mezz’ora mi faccio i compiti”. Uno dei segreti della vita è avere un corretto senso del tempo.

Un pensiero su “Il senso di Cesare per il tempo

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