Lessi tanti anni fa con grande interesse e partecipazione il bellissimo “Io sono qui, tu dove sei?” di Konrad Lorenz. Un dei suoi tanti testi illuminanti di etologia (lui che ne è “l’inventore”) nel quale ripercorreva la sua lunga storia ed esperienza con le oche selvatiche, la cui vita e il cui comportamento avevano fatto nascere in lui la teoria dell’imprinting.In questo libro racconta delle sue primissime esperienze ed in particolare di quella con l’Oca Martina. Lorenz è li quando l’ochetta mette il becco fuori dal guscio e questa quindi pensa bene di scambiarlo per sua madre e di pretendere da lui quello che qualunque pulcino pretenderebbe dalla propria mamma oca.Lorenz racconta la prima notte in cui decide, da buona madre adottiva, di sistemare l’Oca Martina in una piccola scatola/nido nella stanza dove lui dormiva.La notte si presenta subito molto complicata e certamente insonne, ogni venti secondo infatti l’Oca Martina lancia un “qua qua” che Lorenz, alle prime armi con le oche selvatiche, in un primo momento non riesce a decodificare.Lorenz si alza, accende la luce, cerca di capire se Martina ha bisogno di qualche cosa, acqua, cibo, riparo, ma ogni volta che spegne la luce e torna a letto, dopo pochi secondi ricomincia il solito “qua qua” senza tregua.Poi, per caso, Lorenz capisce cosa sta succedendo quando all’ennesimo “qua qua” di Martina Lorenz a sua volta risponde con un “qua qua”. Questo è esattamente quello che Martina si aspetta dalla sua inesperta ed incerta madre adottiva, per il resto della notte Martina lancerà ancora qualche raro “qua qua” al quale basterà che Lorenz risponda a tono per ottenere il silenzio e il sonno di Martina.Lorenz a questo punto traduce l’ochesco “qua qua” di Martina con l’umano “Io sono qui…tu dove sei?”, al quale corrisponde il suo “qua qua” che per Martina equivale ad un rasserenante “eccomi…va tutto bene…sono qui anche io…dormi…”. Martina infatti non ha bisogno di nulla altro che non sia una rassicurazione, la conferma che la sua “mamma” si trovi nei paraggi e che lei quindi sia al sicuro.
E’ mattina. Come sempre gli unici due svegli in casa siamo io e Cesare. Lui davanti la TV, io a raccogliere tenerumi nell’orto. Fa già caldo, un po’ confuso mi aggiro nel mio orto che è a questo punto una specie di giungla, in tutto simile ad essa anche e soprattutto nelle zanzare. Un po’ infangato e un po’ sudato cerco di abbreviare il più possibile l’incombenza, quando dalla casa arriva un urlo: “Papà dove sei?”. Abbandono coltello, mi districo con difficoltà dalle liane/tenerumi e attraverso il prato di fretta per rispondere con sollecitudine paterna al richiamo di aiuto del figlio capace di farsi male anche stando disteso sul divano. Trafelato varco la porta di casa: “Cesare che succede?”, lui non mi guarda neanche, neanche stacca lo sguardo e la sua attenzione dalla schermo per un attimo: “niente papà…volevo solo sapere dove eri”.“Qua qua papà…qua qua Cesare…eccomi…va tutto bene…sono qui anche io”.

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