Cuccioli maschi che ruzzano sui divani della casa o sul prato. E’ questa l’immagine che ho di loro due negli ultimi mesi. Quasi quattordicenne e di dimensioni spropositate il Grande, otto anni appena compiuti ed esiguo da fare pena il Piccolo, nel tempo in cui sarebbe stato ragionevole pensare che avrebbero perso contatto hanno invece sviluppato, fra quarantena e un’estate anomala, una relazione intima e profonda che quando non li vede impegnati ad ammazzarsi a legnate ce li offre alla vista distesi da qualche parte, l’uno all’altro avvinghiato, immersi in discorsi la cui comprensione è a noi adulti preclusa.

Ancora più sorpresi noi genitori in quanto i due, al di la delle loro evidenti differenze fisiche, sono dotati di caratteri opposti ed apparentemente insanabili.
Autonomo, assertivo, surreale, il Piccolo è un minuscolo essere umano assolutamente insofferente a tutte le regole che non siano state fissate da lui. E’ un negoziatore spietato e interpreta l’universo alla luce di una giustizia veterotestamentaria che solo lui ha il diritto di amministrare e che è capace di riconoscere e premiare solo il merito. Il Grande è invece confuso, incoerente, inerziale nel suo non riuscire a venire fuori dallo stato i cui si trova. Lui, contrariamente al fratello, è compassionevole fino alla cauterizzazione preventiva dei propri sentimenti e pesa le cose del mondo sulla bilancia dell’amore per rilevare e soddisfare come può l’altrui bisogno.
Nonostante tutto i due procedono avvinghiati, dandosi ogni tanto un pugno e strappandosi altre volte un bacio, celebrando così ogni giorno questa strana fratellanza pandemica.
Ma le assenze lavorativo/serali della mamma alla lunga generano mostri. E ultimamente, troppe volte, ho ceduto alle estenuanti negoziazioni del Piccolo che hanno prodotto troppe cene davanti alla TV.
Per cui ieri sera ho proposto una cena in giardino e un seguito davanti alla scacchiera: io contro loro due.
La proposta è stata accolta con un certo interesse (temo più per il menù proposto che per la proposta culturale) e dopo poco, mentre preparavo la cena, ho sentito il Grande (che ha una lunga e tribolata storia scacchistica condivisa con me) che nella loro stanza rinfrescava al Piccolo fondamentali del tipo: “come si muovono i pezzi che, ti ricordo, non sono quelli della dama” .
Finita la cena, la scacchiera disposta sul tavolo di pietra sotto il leccio grande, luci soffuse, attorno a noi il respiro di una campagna settembrina e crepuscolare.
Comincia la partita e già dopo pochi minuti il Piccolo comincia a distrarsi con le sue acrobazie che lo portano ogni volta e inevitabilmente alla soglia di qualche incidente mortale. Il Grande è invece concentrato sulla scacchiera, pavido e timoroso, la sua già scarsa propensione all’attacco è completamente annullata da una cieca volontà di difesa.
“Zaccheo quando giochi a scacchi non puoi soltanto difenderti…questa strategia è certamente perdente…anzi non è nemmeno una strategia”. Lui mugugna qualche cosa mentre già in preda ad una disperazione suicida muove i pezzi un po’ a caso.
Il Piccolo ogni tanto si materializza e lancia un’occhiata al campo di gioco. Poi improvvisamente si siede accanto al fratello. Guarda la disposizione dei pezzi per venti secondi, poi bisbiglia qualche cosa all’orecchio del Grande. Il Grande guarda a sua volta e poi sposta di qualche passo l’alfiere. Ed io ricevo per la prima volta un attacco tagliente ed inaspettato. Per la prima volta nella serata mi pongo il problema di come difendere il mio re e gli altri pezzi. La scena si ripeterà più volte durante la partita. Io che tento di non vincere troppo presto davanti una difesa pasticciona e rinunciataria del Grande e poi il Piccolo che appare ogni tanto, guarda, bisbiglia una cosa, fa muovere un pezzo al fratello (nemmeno si prende la briga di farlo lui) ed io che devo nuovamente preoccuparmi per le condizioni del mio esercito bianco.
La partita da li a poco si conclude con il suo finale scontato. Io resto a guardarli mentre svolazzano verso nuove improbabili avventure e in questa sera di fine estate mi chiedo se domani la vita li vedrà ancora insieme, ancora uniti come li vedo adesso, il Piccolo a proteggere il Grande con la sua aggressiva personalità giustizialista, il Grande a ricordare al Piccolo quando la nostra fragilità e la nostra incapacità quasi genetica di nuocere agli altri possa, a volte e con fatica, fare di noi degli esseri umani.

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