Gerald Durrel conoscendoci avrebbe probabilmente riscritto “La mia famiglia ed altri animali”. Io infatti vivo immerso in una nuvola animale che comprende me, una moglie, due figli, un numero inquantificabile di galline vive e galline fantasma (quelle che negli anni sono state fatte fuori dai cani randagi, dalle volpi e dalle martore ma che in una maniera o in un’altra continuano ad aleggiare nella nostra vita), due tartarughe di nome Darwin ed Ugo, un criceto “stabile” di nome Panzottino, un altro “pensionante” di nome Puffo, due famiglie di api per un numero complessivo di circa 60.000 individui e, fino a ieri, un gatto battezzato da me Teofilo e, in spregio ad ogni mia rimostranza, abitualmente chiamato Teo. Questa lista naturalmente difetta di tutta la parte “naturale” del nostro serraglio che fra ghiandaie, gabbiani, poiane, merli, insetti di ogni genere, rettili vari, basterà, dovesse essercene mai bisogno, a riempire tutta, esclusi come sempre i poveri leocorni, l’arca di Noè.

Questa nuvola animale vortica attorno a Cesare che, da bambino di matrice hitleriana, ama molto più gli animali di quanto non faccia con le persone. Se gli umani della famiglia vogliono infatti aspirare a coccole dell’ineffabile animalista allora è bene che si impegnino ad assumere sembianze cricetesche (cosa che a questo punto della mia vita a me riesce anche abbastanza bene).

Il nostro trascorre le sue giornate inanellando improbabili acrobazie nel passaggio fra una gabbietta ad un terrario, fra una ciotola dei croccantini ed un arnia.

Qualche settimana fa il gatto Teo ci ha portato a casa la sua fidanzata. L’avvenente e longilinea felina è stata subito nominata dai due minori “Uvetta”. L’origine del nome è per noi genitori del tutto ignota.

Per me e Veronica è stato immediatamente evidente che si trattava di matrimonio riparatore visto che Uvetta mostrava chiari i segni di una gravidanza avanzata.

Da quel momento abbiamo vissuto come chi sa, nella generale inconsapevolezza, di che morte dovrà morire.

Sono passate le settimane e dopo qualche giorno dall’arrivo di Uvetta è stato, sempre e soltanto a me e Veronica, chiaro che Uvetta si era liberata di un peso che adesso albergava in una non meglio specificata area del Bosco dei cento Acri.

Ieri mattina si è consumata la tragedia annunciata. Mentre tiro fuori l’auto dalla stradina vedo agitarsi all’interno dell’ex pollaio quattro microscopici esseri vibrisse dotati. Nelle ore successive, quando la notizia arriva alle orecchie dei ragazzi e cominciano le esplorazioni in zona gatti, il bilancio famigliare si arricchisce di altri due individui.

Scatta immediata la gara al battesimo dei felini e quando nel pomeriggio torno a casa vengo subito messo al corrente dai due di come sono stati nominati i sei nuovi arrivati.

Adesso non ho con me la lista precisa. Basti solo sapere che per equilibri a noi adulti incomprensibili e che regolano le dinamiche spartitorie fra i due fratelli, Zaccheo si è arrogato il diritto di battezzarne cinque su sei. I nomi sono tutti in stile Jack, Brian, Stormy. Il Piccolo invece ne ha tenuto per se uno solo. Mi ha guardato con i suoi occhi inquietanti e mi ha detto: “lo sai papà come lo ho chiamato? Lo ho chiamato Nebbia Crepuscolare”. Il nostro ci ha dato però garanzie che “per ogni giorno” lo chiamerà “Crepu”. La cosa ci ha rasserenato molto.

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