Il gioco mi sembra interessante, desolante semmai è la posta. Eppure voglio provare a giocarlo per qualche minuto, per qualche parola. Provo a fissare le regole e poi faccio un unico tiro di dadi, e come finisce si racconta (che è una delle espressioni siciliane che preferisco).
Allora:

1. i giovani sono sempre quelli, quelli di prima della quarantena, ne più ne meno. Come dice giustamente qualcuno: “non vi hanno cambiato due guerre mondiali e speravate di cambiare in quattro mesi nei quali siete stati sempre iper connessi e distesi sul divano?”;
2. i genitori dei giovani, pure loro, sono sempre quelli. Solo giochi comunicativi di specchi ci danno una percezione diversa ma i genitori sono per esempio quelli che ci comunicano che le discoteche non possono essere chiuse (in quel caso li chiamiamo “gestori di discoteche” ma sempre loro sono) perché non possiamo rinunciare ad un fatturato che si aggira attorno ai 4 miliardi, sono gli stessi che, a fronte di una crisi climatica senza precedenti ed una crisi sanitaria come se ne ricordano poche, continuano a pensare che si possano e si debbano continuare a svolgere (il punto è solo quando ricominceremo a crescere) le stesse identiche attività di prima con le stesse modalità di prima, sono gli stessi che orgogliosamente hanno mandato i figli a studiare fuori (che qui non c’è un futuro) per poi fare carte false per farli rientrare da fuori sani o infetti che fossero, sono gli stessi che “lo stato o il destino hanno condannato i vecchi…la memoria storica del nostro paese!” (quanta indecente retorica in questa frase!) senza minimamente rendersi conto che il verdetto lo avevano emesso loro nel momento in cui avevano chiuso i genitori nelle case di riposo;
3. e tornando ai giovani, sempre quelli di prima (i figli nostri): in tempo di pace andavano in discoteca e non dovendo preoccuparsi del virus non è che si facessero tanti problemi rispetto ad altri rischi che correvano mettendo sempre a repentaglio la loro vita e quella di altri, con la differenza che li il rischio era di tipo personale e non collettivo, ma vaglielo a spiegare ad un giovane figlio dei genitori di cui sopra.
 
Quindi, fissate le regole e individuati i confini del campo di gioco adesso facciamo un un’unica mano, un’unica domanda che vale l’intera posta: ma di cosa e perché ci stupiamo se i giovani dopo quattro mesi di quarantena vogliono riprendere a fare tutto quello che facevano prima e in particolare ad andare in discoteca?

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