Quando mi trovo al cospetto di comportamenti incomprensibili dei miei simili normalmente cerco spiegazioni in una delle pagine scritte da Primo Levi e quasi sempre trovo una spiegazione.

In più di un suo libro Primo Levi racconta l’atteggiamento degli ebrei nel periodo in cui era ormai chiaro ai più quale fosse la destinazione dei treni piombati che ogni giorno partivano carichi di persone da molte città europee. La maggior parte continuava a crearsi una “verità consolatoria”, chi diceva che sarebbero stati trasferiti in accoglienti campi di lavoro, chi raccontava di campi destinati ai bambini e dotati di ogni comodità, chi continuava a ribadire il fatto che mai e poi i mai i tedeschi si sarebbero privati di una risorsa come quella rappresentata dai professionisti e lavoratori ebrei.

Anche una volta all’interno dei campi Levi racconta (e di sicuro in quel caso non era possibile parlare di “comfort zone”) che molti di fronte all’incubo delle camere a gas, delle selezioni o di un’indefinita permanenza nel campo piuttosto che affrontare la realtà preferivano inventarsi una realtà parallela fatta di selezioni finalizzate a trasferire gli ammalati in campi più confortevoli o di imminenti e certi arrivi dei russi o degli americani che avrebbero messo fine alle loro sofferenze.

Rileggendo oggi queste pagine sembrerebbe proprio che ogni volta che l’uomo, soprattutto se calato all’interno di un gruppo al quale appartiene uno specifica forma di narrazione, si trova a fronteggiare una crisi che non si offre alla speranza e soprattutto non sembra offrire vie di fuga, anziché provare comunque ad affrontarla preferisce inventarsi una verità parallela, preferisce accettare giustificazioni consolatorie da dovunque e chiunque arrivino.

Questi sono i giorni terribili nei quali arrivano dall’Australia notizie angosciose che, come mai prima di adesso, ci danno un’idea precisa di quanto la situazione climatica sia giunta ad un punto di non ritorno e di quanto situazioni del genere, come giustamente detto dal mio amico Alessio, sono la cartina al torna sole, il paradigma, di quanto potrebbe succedere presto in altre aree meno vulnerabili del pianeta.

Ho criticato nei giorni scorsi il fatto che l’attenzione delle persone, quando si riesce ad ottenerla, sembra tutta concentrata su questa notizia della morte di 480 milioni di animali (i famosi numeri pari del giornalismo) ma non sono riuscito a prefigurare quanto sarebbe accaduto da li a poco. Improvvisamente, nelle ultime ore, sono venuti fuori innumerevoli articoli, riproposti in varie forme ma con contenuto sempre uguale, provenienti da diverse testate: la polizia in Australia ha arrestato 180 piromani (nuovamente i numeri esatti e pari).

Ora a prescindere da tante domande che si potrebbero fare in proposito (ma li hanno arrestati tutti assieme? Hanno aspettato che per settimane questi facessero quello che volevano e poi improvvisamente hanno fatto una retata? Ma non è mica una trovata di un governo disperato che cerca di salvare la poltrona? Non c’entra per caso in questa “soluzione” la lobby del carbone australiana?) quello che mi ha colpito maggiormente non sono stati gli articoli, che come scrivevo prima riesco a giustificare in vari modi, ma la reazione di molti miei “amici” su facebook e le frasi poste a commento di questi articoli, frasi dalle quali traspare sempre un grande sollievo e che più o meno ripetono tutte: “lo vedete che i cambiamenti climatici non c’entrano niente…è colpa dei piromani!”.

Ancora una volta l’uomo, posto davanti all’ineluttabilità di un disastro, alla verità vera ne preferisce una consolatoria che lo salvi, lo escluda dalla categoria dei cattivi (quelli sono i piromani…non i “noi di ogni giorno” che con le nostre pessime abitudini abbiamo prodotto i cambiamenti climatici…i piromani) e magari serva anche ad identificare qualche eroe che corona sempre una dinamica che continua a ripetersi uguale nel tempo (i pompieri che danzano felici sotto la pioggia, la signora che salva il koala dalle fiamme, ecc.).

Per crearsi questa verità comoda deve solo fare un piccolo sforzo di mistificazione che a molti viene anche facile perché germoglia nel fertile campo dell’ignoranza: confondere la scintilla con la benzina. Dare in sostanza la colpa del fatto che l’incendio sia scoppiato alla scintilla prodotta dal piromane all’interno di un immenso deposito di carburante prodotto dai cambiamenti climatici.

7 pensieri su “Confondere la scintilla con la benzina

  1. Provo la stessa rabbia per i piromani e per i negazionisti dei cambiamenti climatici, la stessa. Se non ci fossero in ballo vite e il destino probabilmente dell’intero pianeta, spenderei più tempo a studiare l’idiozia di queste persone, ma non ne vale la pena

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          1. Quella è una colpa lunga e per questo più grave, quando dico punibile intendo che qualcuno può prendere provvedimenti concreti contro questi piromani.. non servirà a molto, la colpa collettiva persiste e finché non la si ammette è dura cambiare

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  2. Penso che la colpa sia inevitabilmente collettiva, per mancanza di coscienza, menefreghismo, egoismo (finché non succede a casa mia…). L’umanità non riesce a comprendere che ogni centimetro del pianeta è casa e va difeso nello stesso modo da disastri, guerre e tragedie, in qualunque parte del mondo sia.

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