Il post che segue è frutto di una riflessione che in più momenti e forme si è presentato negli ultimi mesi nella mia testa. Una riflessione immatura che proprio per questo ha bisogno di una fase di confronto con chi vorrà prestarsi qui e altrove. Una riflessione immatura che per forza di cose nella sua forma scritta presenterà una punteggiatura fatta più da punti interrogativi che da altro.


Arrivano notizie ed immagini agghiaccianti (nonostante l’ossimoro non riesco a trovare aggettivo più adatto) dall’Australia. Il popolo dei social reagisce, la gente reagisce e io provo a decodificare la reazione dal mio punto di osservazione. Sento poco parlare della questione climatica che naturalmente in questa situazione è centrale, sento poco parlare di quello che sembrerebbe essere il primo effetto eclatante di una serie di altri che si potrebbero riprodurre identici in altre zone sensibili del nostro pianeta, sento poco parlare dei danni incommensurabili prodotti dagli incendi sui grandi sistemi e sugli ecosistemi del nostro pianeta. Cosa ha invece colpito l’immaginazione delle persone? Cosa torna con insistenza quasi ipnotica nel gioco di rimpalli fra gli articoli dei media e i post delle persone? La stima che sembrerebbe arrivare da “ecologi dell’Università di Sidney” di circa 480 milioni di animali morti non si capisce se “in tutta l’Australia da quando sono cominciati gli incendi” oppure “nel solo Nuovo Galles del sud negli ultimi giorni”. E li tutto un proliferare di foto e video della signora che salva il koala dalla fiamme o del ciclista che lo disseta dalla sua borraccia.

Torniamo adesso a casa nostra su annosa questione (anche qui guarda un po’ come le parole giocano con noi e non viceversa) di portata decisamente minore che riguarda i giochi d’artificio che si sparano a capodanno e la quantità di animali morti per la paura. In questo caso tutti i media e i “media derivati” riportano il dato di 5000 animali solo in Italia. Se si cercano le fonti riguardanti questo numero non si riesce ad andare oltre ad un generico “si stima”. Anche qui ho letto pochissimo, che ne so, sul numero di persone morte e ferite quest’anno, o su questioni interessanti e praticamente sconosciute tipo la quantità di diossina immessa in atmosfera con i botti. E anche li invece tutto un susseguirsi di immagini di cani e gatti costretti a tenere fra le zampe cartelli con la scritta “vogliamo i biscotti e non i botti” e amenità del genere.

Ora, convinto come sono che entrambe le questioni testimonino di una visione patologica delle cose e della natura destinata a produrre danni fra i quali c’è senza dubbio quello della morte degli animali ma anche innumerevoli altri dei quali faremmo bene a prendere consapevolezza e nei confronti dei quali faremmo ancora meglio a muoverci a compassione, io vorrei a questo punto porre delle domande.

Quanti fra coloro che hanno giustamente sofferto a causa di queste notizie si pongono domande su quanti animali in Italia e nel mondo muiono ogni anno a causa del freddo in inverno? Quanti uccelli e quanti altri animali selvatici non passano la stagione fredda? Qualcuno ha una stima in proposito? Qualcuno sa dirmi cosa succederebbe se improvvisamente questi animali smettessero di morire? Cosa succederebbe alle nostre coltivazioni, alle nostre città alle nostre case? Se improvvisamente tutti gli animali selvatici avessero lo stesso diritto di “cittadinanza” dei nostri cani e gatti? Se a loro fossero riservate le stesse cure mediche, fosse destinato lo stesso cibo, cosa succederebbe sul pianeta?

E se invece, d’altra parte, venisse fuori, con la stessa forza con la quale ha preso campo l’idea che ha portato una bella fetta di umanità a riservare tanta importanza e tanta “risorsa” a cani e gatti, l’opinione, e dall’opinione un movimento attivo ed aggressivo, che estremizzasse ancora un poco (ma basta poco veramente) la questione dei diritti degli animali affermando per esempio che cani e gatti non hanno solo il diritto di essere nutriti, protetti e curati ma anche quello di potersi riprodurre come meglio credono mettendo definitivamente al bando tutte quelle pratiche di sterilizzazione che io per primo considero veramente abominevoli?

Ora prendete tutte queste domande e shakeratele bene all’interno di un tambler a forma di pianeta. Un pianeta che, ci piaccia o no, ha una quantità limitata di risorse, risorse che stiamo consumando in maniera sempre più rapida per nulla attenti alle risorse in se e a cosa il loro consumo produce in termini di effetti collaterali. Prendete tutte queste domande e provate a fare un gioco: al posto di “cani e gatti” provate a sostituire, qui e li, la parola “africani”. Potrebbero venire fuori domande scomode del tipo: “E se garantissimo a tutti gli africani la stessa alimentazione e cure mediche che riserviamo a noi stessi…oppure anche solo quelle che riserviamo ai nostri cani e ai nostri gatti?” oppure “e se gli africani, oltre ad avere il diritto di riprodursi come vogliono (e su quello, anche se qualche tentativo è stato fatto, nessuno è riuscito ad intervenire seriamente con la sterilizzazione) potessero contare anche su un’aspettativa di vita simile alla nostra?”.

Chi si presta per aiutarmi a rendere questa riflessione un po’ più matura?

7 pensieri su “E se gli animali smettessero di morire?

  1. Difficile, ammetto di essermi persa nell’ultimo passaggio sugli africani, mentre per quanto riguarda la prima parte, io stessa lo ammetto sono rimasta colpita, e ne ho scritto in proposito, dal numero di animali morti e dalle immagini dei koala. La risposta che mi sono data è che abbiamo bisogno di qualcosa che ci colpisca per prestare attenzione, se le notizie avessero riportato dati dell’anidride carbonica o sul clima, la metà della gente penso avrebbe voltato pagina.. stesso discorso vale per i botti, mettere in mezzo ciò a cui più teniamo ci fa drizzare le orecchie, ovviamente non è più vera e propria informazione perché mancano discorsi importanti, ma se uno approfondisce le ricerche trova. Io non andrei a paragonare il disastro ambientale al normale ciclo di vita di un animale selvatico, qui si tratta di morti non naturali, ma sofferte e dolorose, non so se questo era l’intento magari ho capito male io 🙂

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    1. No non hai capito male. Però era mio intento provare a spostare l’attenzione su altro. Perché ci colpisce il Koala che muore e non l’ecosistema attorno che sta scomparendo a causa delle nostre abitudini? Perché siuamo disposti a riconoscere ai nostri cani diritti che non riconosciamo a persone che vivono in altri luoghi del mondo? Possiamo ancora definire cani e gatti domestici animali oppure abbiamo creato una nuova specie di semi uomini? E se improvvisamente ci fosse realmente bisogno di ridurre i consumi su questo pianeta e di farlo a livello globale preferiremmo sacrificare una parte dell’umanità oppure i nostri gatti e inostri cani?

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      1. Ah ora ho capito, scusa! Beh su questo la penso come te, pur essendo una di quelle persone che tratterebbe il proprio cane come uno di famiglia… forse la differenza sta nel loro istinto che è sempre meno “animale” e più “umano”. Resta il fatto che in giro vedo odio e disprezzo per esseri umani che sono come noi, e non sono certa che si preferirebbe “sacrificsre” i propri animali domestici

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  2. Penso che tutto, anche il sovraffollamento animale, sia causato dall’uomo. Se gli umani agissero come gli animali ci sarebbe la selezione naturale e gli africani potrebbero vivere nelle loro terre non depredate da altri umani assetati di denaro.
    Se la gente si affeziona a cani e gatti, forse, è perché non riesce atrovare nell’umanità il calore affettivo di cui necessita.
    Per tante persone sole, malandate e abbandonate magari proprio dai figli umani, l’animale in casa diventa come un figlio, tu sacrificheresti tuo figlio?
    Credo che il tema ambientale preoccupi non poco, però gli umani dei paesi più agiati non rinunciato al benessere per salvare l’aria che anch’essi respirano.

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