La voce di Stefania arriva a mala pena dall’altoparlante del cellulare che abbiamo messo al centro del cerchio di soci di Tulime riuniti per il primo direttivo autunnale. Ma nonostante la difficoltà della comunicazione cogliamo, con la forza che i messaggi di Srefania spesso hanno, il senso di quello che ci vuole dire.


Tulime ha scelto, da quando esiste e facendone uno dei pilastri della sua idea di coperazione di comunità, che la sua azione collettiva (associativa appunto) non possa che traguardare la collettività. Tulime non si occupa di casi e questioni personali perché il suo obiettivo è l’incontro fra comunità, gruppi, associazioni, villaggi. Le risorse sono già esigue per quello ed è stato necessario scegliere e Tulime lo ha fatto decidendo per esempio che un’azione molto diffusa fra le ONG come l’adozione a distanza è un’azone fuori dalla sua portata e incoerente rispetto a quello che è il suo obiettivo primario. Per questa ragione ogni volta che Stefania riceve una richiesta, individua un bisogno “personale” ce lo presenta quasi in maniera sommessa, come a dire “lo so che non rientra fra gli obiettivi di Tulime ma magari…”. In questi casi ognuno di noi è libero di agire personalmente, come faremmo d’altra parte ogni giorno nella nostra vita posti davanti al bisogno di qualcuno, ognuno secondo la propria possibilità, ognuno secondo la propria sensibilità. Stefania quel giorno ci ha raccontato di Magda (che io conoscevo perché è una delle persone che ha contribuito all’impianto del milione di alberi che Tulime ha piantato negli anni passati) che ha un figlio che è nato con gravi problemi fisici e psichci, che adesso ha quattordici anni, che pesa quasi quanto Magda e che ogni giorno Magda porta sulle spalle per vari chilometri fino al centro di riabilitazione della misisone cattolica di Tulime. Quando Stefania ce lo ha raccontato il nostro Progetto Baiskeli aveva già cominciato a produrre i suoi effetti: la ciclo ambulanza, il trasporto per l’acqua, la scuola bus a pedali per i bambini della scuola materna. E’ stato facile. C’era una persona che voleva fare questo regalo a Magda. Era già pronta ed io la conoscevo. Ho chiesto a Stefania di attivarsi subito per trovare una soluzione che rendesse a Magda meno faticoso il trasporto quotidiano di suo figlio. E Stefi, come sempre fa, si è messa subito all’opera,
Oggi voglio raccontare, a chi vuole conoscere il finale di questa storia, a chi ha voluto fare e farsi questo regalo, che da qualche giorno Magda e il suo bambino vanno in giro per Pomerini con un sidecar a pedali e sembra che oltre a faticare meno si divertano anche tanto.
Perchè forse è possibile, in maniera fatasiosa ed ardita, tenere assieme ciò che assieme sembra non potere stare: il piano collettivo e quello personale.

senza titolo

2 pensieri su “Magda, il side car e il piano personale

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