“E’ difficile da credere ma il disegno di Dio è diverso da quello dell’uomo”.
Ho conosciuto Barnabas Chavala quasi 20 anni fa. Allora lui era il Direttore dell’unica scuola primaria di Pomerini e io il Presidente di una giovane ed energetica Tulime. Mi dissero che c’era questo direttore che ci voleva incontrare.

Ho in mente l’immagine esatta del momento in cui sono entrato nella sua stanza. La stanza del direttore di una scuola primaria in Tanzania. Cemento battuto sul paviemnto, pesanti mobili di legno, quell’odore di carta che è la cifra universale dell’educazione pubblica in tutto il mondo qui mitigato dal profumo degli eucaliptus in fiore che entrava dalle finestre (molte delle quali senza vetri). E in fondo a quella stanza, incastrato dietro alla scrivania, questo piccolo uomo, quasi la copia del suo “padre della patria” e mwalimu Julius Kambarage Nyerere ritratto nella foto istituzionale che non può mancare in nessun luogo pubblico in Tanzania.
Il suo aspetto era solenne (caratteristica questa di molti uomini fra i Wahehe), lo sguardo luminoso, l’inglese antico e letterario. Come sempre il sorriso faceva la differenza e testimoniava, prima di tutto, un’ospitalità genuina e sconfinata, una gentilezza costituzionale.
Nella mia vita c’è un fatto che è successo poche volte e che ogni volta che succede mi produce un certo turbamento e un innegabile piacere: vedo una persona e senza che nemmeno questa cominci a parlare so dentro di me che di quella persona vorrei essere amico. E’ questo che ho sentito dentro di me la prima volta che ho visto Barnabas.
Lui ci chiese che Tulime finanziasse i dormitori per i bambini che frequentavano quello che da noi un tempo si chiamava “avviamento” (due anni dopo le elementari per coloro che non possono permettersi le scuole secondarie e che vogliono comunque avvicinarsi ad una professione) e che fino a quel momento, proveniendo da altri villaggi, erano costretti a dormire la notte sul pavimento della classe.
La storia di quel dormitorio la ho raccontata da un’altra parte, di sicuro trovai nei soci di Tulime e in particolare in Cristina assoluta ed immediata adesione al progetto, e da li a qualche mese i dormitori erano pronti.
Barnabas poi nel tempo è diventato il Preside di una scuola superiore, poi anche Presidente di Mawaki e ogni volta, qualunque fosse il suo ruolo i nostri incontri sono stati sempre molto affettuosi. Ogni volta si stabiliva subito un flusso di sguardi e di sorrisi, più che di parole, che sembravano voler dire: se la vita ci avesse sistemato vicini da qualche parte sul pianeta di sicuro saremmo diventati amici.
Ieri Barnabas è morto. Stefania mi scrive:” mi dicevano che qualche settimana fa ha avuto un ictus, lo hanno portato in ospedale ma non ha mai ripreso conoscenza e ieri sera è morto”.
Caro Barnabas, piccolo maestro, non sarò al tuo funerale. Non voglio neanche dirti che verrò presto sulla tua tomba magari per posare qualcuno di quei bei gigli purpurei che crescono in primavera sull’altopiano (anche se spero ardentemente di farlo). Voglio solo dirti che passeggeremo ancora assieme sul crinale fra l’Ifuenga e il Kakalingo. Di quello ne sono certo. Parlando di cose concrete, niente fronzoli: le nuove case per i maestri, come migliorare la refezione dei bambini, nuovi alberi da piantare. Ci sarà il tuo sorriso nell’ora in cui sull’altopiano tutto sembra sospeso e noi cammineremo mano nella mano, come fanno gli uomini che sono amici dalle tue parti.

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