Stamattina compiti ritardati per Cesare. Ieri sera non ci siamo accorti dell’appunto su diario e abbiamo dovuto recuperare stamattina in fretta e furia. Peccato perché il compito era molto bello, bisognava completare per cinque volte la frase: “Felicità per me è…”. Nonostante il poco tempo a disposizione ha scritto delle frasi bellissime utilizzando la sua inflessibile gerarchia dei sentimenti che lo hanno portato a mettere al primo posto “Felicità per me è…fare le coccole alla mamma” e al secondo (ma mi guardava come a dire che non fosse per le forme sarei sceso anche di qualche altra posizione in classifica…di sicuro dopo “felicità per me è…tuffarmi nelle onde) “Felicità per me è…fare le coccole a papà.

Ho lasciato casa con questo pensiero: cosa è per me felicità? E al chilometro 5 e VI della A29 in direzione Palermo (lo ricordo così bene perché da li a poco lo avrei comunicato all’assistenza stradale il cui addetto è rimasto particolarmente colpito, e mi ha detto anche “bravo”, nel momento in cui ho detto con chiarezza che il 5 era in numeri arabi e il VI in numeri romani) si è rotta la cinghia di trasmissione della moto.
Nell’ora passata ad attendere il carro attrezzi, mangiando cantuccini home made e leggendo un buon libro, ho trovato almeno una risposta a cosa sia per me felicità. E felicità per me è potermi ricredere, potere riconsiderare la mia posizione, potere ritornare sui miei passi. Infatti ho avuto modo di ricredermi o, per meglio dire, la mia specie ha fatto in modo di farmi ricredere rispetto a quanto detto nel mio post dal titolo “Di esseri umani, di compassione e di prossimità“. Nell’ora trascorsa in corsia di emergenza si sono fermati non uno ma ben due motociclisti per chiedermi se avessi bisogno di aiuto. Ad ognuno di essi ho dedicato il mio sorriso più caloroso, il mio ringraziamento più sentito e le mie rassicurazioni più convincenti circa il fatto che sarei stato, da li a poco, tratto in salvo dal soccorso stradale. Ogni regola presenta un’eccezione e in questo caso credo che siamo davanti ad un’eccezione che ha a che fare con la prossimità e con la compassione. Io credo infatti che un motociclista “vero” sappia con esattezza cosa voglia dire restare in panne, quanto pericolosa sia la cosa (ho ancora nelle orecchie il rombo dei mezzi che senza porsi tanti problemi sfrecciavano a pochi centimetri dal mio mezzo e dal mio corpo) e quanto ognuno desideri in quei momenti che un “angelo biruotato” si fermi a portare conforto e consolazione. Le vie della compassione e della prossimità sono misteriose e questa volta avevano la faccia di due barbuti signori cascomuniti ai quali questo mio post, ed una scheggia della mia felicità, voglio oggi dedicare.

6 pensieri su “Ricredersi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...