Da circa tre anni tento di impormi una disciplina per riuscire, almeno tre volte la settimana, a fare, dopo cena, una passegggiata. Sono quasi tre chilometri con un andamento ad “S”, quelli che mi portano da casa mia fino alla nazionale e viceversa.

Ogni sera faccio una piccola gara, prima di tutto con me stesso e con la mia pigrizia, per riuscire a trovare le forze e il tempo, dopo una lunga giornata, per fare la passeggiata. A volte vinco questa gara, a volte, troppo stanco, la perdo. Poi ne faccio un’altra, è una gara che da tre anni porto avanti con la mia specie (Homo sapiens), ed è una gara che, con mio notevole dispiacere, fino ad adesso ho vinto sempre.

La gara consiste in questo: ogni sera aspetto per vedere se finalmente qualcuno si fermerà (sono molte le macchine che a quell’ora transitano su quella strada) e mi chiederà se va tutto bene, se ho bisogno di un aiuto, di un passaggio.

Nessuno infatti a quell’ora percorre a piedi quella strada che anche di giorno conta rarissimi pedoni. Sono convinto quindi che il vederne uno, sulla strada completamente buia, che procede con passo rapido, dovrebbe costituire una di quelle anomalie che inducono le persone a compassione nei suoi confronti.

Da parte mia (ma è così anche per mia moglie), per esempio, sono abbastanza criticato dai miei figli per la mia attitudine (sullo stesso percorso e anche in altre situazioni) a dare passaggio, se posso, a chiunque lo chieda e certe volte a proporlo anche a chi non lo chiede.

So che in questo noi siamo fortemente influenzati dalla nostra esperienza africana, dove, chiunque abbia la fortuna di possedere o comunque guidare un mezzo di trasporto a motore (fra i quali sono ricompresi anche i trattori e i camion), si sente obbligato a fornire un passaggio a chiunque incontri per strada, fino al totale riempimento del mezzo.

Qualche sera fa ho cominciato la mia passeggiata che stava per piovere, ma ho deciso di andare comunque. Alla fine della “S” di andata ero già completamente fradicio e quando ho cominciato la via del ritorno un piccolo cane, non meglio identificato, è venuto fuori dall’oscurità e si è impegnato seriamente affinché i miei polpacci conoscessero i suoi denti. Diciamo che grazie a lui oltre alla camminata veloce ho dovuto affrontare anche un tratto di improbabile corsa sotto il diluvio.

Ero appena scampato all’assalto canino quando, dalle luci dei fari che si riflettevano davanti a me sull’asfalto bagnato, intuisco che c’è un auto che mi arriva alle spalle. Mi stringo sul bordo della strada, memore del fatto che in questo “eterno non fermarsi” nelle sere di pioggia il loro non fermarsi coincide spesso con transiti veloci che sollevano cortine d’acqua dalle pozzanghere che completano la mia condizione di uomo molto bagnato e molto derelitto,  quando, con mio stupore, mi rendo conto che l’auto rallenta e si ferma accanto a me.

Il tempo di tirare giù il finestrino e mi rendo conto, con ulteriore stupore, che all’interno ci sono due donne. Non posso negare d’avere pensato: “se devo perdere questa gara con l’umanità spero che sia per merito di due donne”.

Per la verità non mi pare di leggere nei loro sguardi alcuna compassione, anzi direi di scorgere un malcelato disappunto. Un secondo per squadrarmi per benino ed una finalmente mi dice: “è suo quel povero Jack Russel che si sta bagnando tutto all’inizio della strada?”. Dico di no. Questo basta loro. Senza aggiungere altro (che ne so…un saluto?), tirano su il finestrino e scompaiono nella notte, lasciandomi solo iimmerso nella tempesta, immerso nella notte, immerso nei miei soliti pensieri.

6 pensieri su “Di esseri viventi, di compassione e di prossimità.

  1. Beh mea culpa, non darei un passaggio in auto a uno sconosciuto, mi fido poco, sarà per l’epoca che viviamo o le abitudini e le paure di tutti i giorni… però se il cane fosse stato solo e sotto il diluvio lo avrei portato con me 😄

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  2. Una volta davo passaggi…ora me lo vieto e me lo ha vietato mio marito (lui ne ha viste troppe). Purtroppo siamo in una società che si sta chiudendo a riccio.
    Però un cane lo aiuterei. Anzi me lo sono portato a casa.

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