Signore dei vagabondi,

Padre adorato,

tu che tanto generosamente mi hai donato,

concedimi ancora un ultimo dono.

Fa di me un uomo

capace di portare nelle proprie tasche,

nelle proprie tasche e basta,

tutto ciò che possiede.

Ché piccola cosa in fondo è l’amore

e c’entra tutto nella taschina vicno al cuore.

Ché esiguo è tutto il tempo

fatto dei giorni vissuti

e posso tenerlo, tutto,

nelle grandi tasche ai lati delle mie gambe.

Il ricordo delle persone care

starà comodo nella mia tasca destra

e nella sinistra quelle due o tre cose capite.

Gli oggetti delle fatiche

entreranno tutti nelle due tasche sulle natiche:

una matita, un libercolo nero, un coltello per l’innesto

che è l’arte più grande che ho imparato.

Signore dei vagabondi,

Dio delle eccezioni,

solo quando deciderai ancora di deliziarmi

con il dono del fiume e dei monti

concedimi di portare allora in aggiunta sulle spalle,

per contenervi tutta quella gioia,

uno zaino.

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