In questo tempo, e fino a quando questo tempo ce lo permette, io preferisco essere inclusivo invece che esclusivo.
Preferisco dare a tutti la possibilità di essere “dei nostri” anzichè condannarli già dalla parte del “nemico”.
In questo tempo preferisco credere che la guerra non sia ancora cominciata e che la tregua durerà ancora per un poco.
E in questo tempo di tregua, che vorrei si prolungasse all’infinito, voglio credere che la durata della tregua non dipenderà soltanto dalla volontà degli altri di scatenare la guerra ma anche dalla mia capacità di convincere quante più persone è possibile della bontà della pace.
Oggi più che mai torno al cospetto della “mia divinità preferità” chiedendo che se proprio non mi ritiene degno d’essere lo strumento della sua pace, faccia almeno in modo che io non divenga strumento della guerra di nessuno.

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