Sento di dovere scrivere questa cosa. Alcuni magari penseranno che mi contraddica e devo dire che leggendo il mio post precedente sui “carnefici volonterosi” questo dubbio sorge anche a me. Ma alla fine credo che non sia così.
Pongo in premessa che io conosco personalmente Marco Anello, il Provveditore di Palermo in queste ore al centro della bufera provocata dalla sua sicuramente improvvida sospensione della Professoressa Dell’Aira. Con Marco abbiamo condiviso una breve fase giovanile. Di Marco ho il ricordo di una “persona per bene” e riconosco che una delle generalizzazioni che mi sono sempre tornate utili e si sono mostrate affidabili è quella secondo la quale quando uno è una “brava persona” in gioventù difficilmente diventa altro con gli anni.

Ciò detto vorrei proporre una riflessione che come sempre a mio modo di vedere deve indurci a immaginare la verità non come un punto fisso incastonato al centro di una volta celeste immobile ma piuttostco come un elletrone che si agita ineffabilmente fra l’orbita personale e quella collettiva.
E’ vero, temo più del leader onnipotente la pletora di esseri umani pronti a trasformare qualunque sua ispirazione in atti reali e cogenti. Li chiamo “carnefici volonterosi” e so che si annidano soprattutto all’interno del luogo che abito quotidianamente: la pubblica amministrazione.
Credo però con altrettanta forza che siamo uomini, cosa veramente misera e piccola, piantanti all’interno di un’unica vita scadente (nel senso proprio del termine). Se ne era accorta anche la mia divinità preferita che dopo avere fatto quel gran casino della creazione si è accontentata di proporre alla sua creatura di spicco (e d’altra parte cominciando dal fango che pretese poteva accampare poi?) l’unico umanissimo comandamento che fosse veramente a nostra portata: ama il prossimo tuo come te stesso. Amalo come te stesso che tanto di più non sarai capace e pure quello vicino a te che anche li (lo dimostrano i fatti di questi anni…ma per favore non paragonate questo mio ragionamento a quello fatto da un politico leghista qualche settimana fa sullo stesso argomento) a spostarti molto oltre il tuo naso non ti viene bene.
Stando così le cose io faccio un passo indietro rispetto al mio precedente post e abitando per un poco quest’orbita voglio affermare che la colpa sia soprattutto di uomini come il nostro ministro dell’interno che fanno ciò che nessuno dovrebbe mai permettersi con noi umanità dolente: metterci davanti alle nostre debolezze ed imporci una scelta.
Non credo nei santi, non credo negli eroi. Credo piuttosto in uomini che in determinati momenti della propria vita sono capaci di un atto di eroismo o di santità posti davanti ad una scelta alla quale “il male”, e non “il bene”, ogni tanto costringe l’uomo. Credo anche che questi stessi uomini in altri momenti della loro esistenza magari avrebbero fatto una scelta diversa, non certamente eroica, non certamente santa.
Io che vivo quotidianamente la burocrazia di questo nostro paese posso immaginare a che pressioni nei giorni scorsi debba essere stato sottoposto Marco Anello. Posso immaginare l’incubo al quale, chi costringe alla scelta standosene ben lontano dal campo di battaglia, ha sottoposto quest’uomo.
Ognuno di noi riconosce un valore alto alla propria vita ma conossce anche il prezzo che deve pagare per mantenerla per quella che è, anche senza l’ambizione di migliorarla. Per se stesso, per le persone che ha accanto e che dipendono da lui, per i propri figli.
Per questo invito tutti, soprattutto quelli che si stanno in queste ultime ore scagliando con violenza e virulenza contro il Provveditore, a fare un passo indietro e ricordare che siamo tutti uomini sotto questo cielo.
Invito tutti a credere, almeno ancora per un poco, che siamo tutti vittime e che i carnefici sono ancora pochi e si annidano altrove tessendo quotidinamente una trama sottile che ha proprio come obiettivo quello di non farci capire che siamo appunto tutti vittime e che non esiste una contrapposizione reale (non ancora almeno e non fino a quando non lo permetteremo noi) fra il Provveditore e l’Insegnante.
Non cerchicamo per un attimo di pensare cosa avremmo fatto noi nei panni dell’Insegnate ma cosa avremmo fatto nei panni del Provveditore, cosa avrebbero prodotto in noi le sollecitazioni che lui certamente a subito, in che maniera avremmo agito noi. Io se pongo a me stesso questa domanda ho una sola risposta: “non lo so”.
Infine però, e scendo veramente sull’unico piano sul quale ognuno di noi si muove con buona agilità e che è quello personale, mi permetto di suggerire a Marco l’unica azione che per me distingue gli uomini da tutto il resto, l’unica che può ricomporre la frattura sociale all’interno della quale stanno tentando di seppellire tutte le nostre speranze. Suggerisco a Marco di dire quello che forse nessuno si aspetta ma che tutti farebbe tacere: “ho sbagliato…mi dispiace…non accadrà più”.
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