Canta Zaccheo canta.

Canta questo giorno, il tuo tempo, tanta folle gioventù.

Canta Amore Mio, canta.

Canta l’alba solitaria di tuo padre, canta le nuvole che stamane erano dolci motagne.

Canta Zaccheo questo vento gentile di dicembre, e il cielo pulito da un’imprevista pioggia notturna che mi ha svegliato temedo per la tua festa.

Canta le gocce che imperlavano le finestre e il mare che ci dava il buongiorno con voce liquida.

Canta l’attesa, canta il calore degli amici, il riso facile e le facili parole, il cibo caldo, il sole ad asciugare il cemento e la campagna che si apriva intorno.

Canta il gruppo che si snoda fra gli alberi e tu a guidarli “che quella strada oramai la conosco a memoria”. Canta il mio sguardo che non riesce a lasciarti un attimo, e la mia gioia incerta ad apririsi come il sole che appare, a chiudersi con le nuvole che lo coprono.

Canta Amore Mio, canta il tempo troppo veloce, l’arco compiuto dall’astro, i profumi d’incenzo silvestre a sgranare preghiere distratte di una liturgia delle ore che noi conosciamo bene.

Canta la sera che giunge, il calare piano delle voci, la stufa che si accende, il ritrovarsi attorno al desco, attorno alla fiamma.

Canta la tua canzone Zaccheo, scegli tu la musica, scegli tu il ritmo e l’armonia, e se puoi insegnami ché sono più lento adesso e ogni tanto mi perdo nel mio quotidiano labirinto, ma ancora oggi e per sempre darei tutto ciò che ho per elevare assieme a te un canto.

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