Avevo deciso di intitolare questo post “La Scrivia” ancora prima di sapere che è proprio così che il fiume si chiama. Non intendo il nome ma l’articolo femminile che lo precede.

Perché “La Scrivia”? Perché un torrente, un fiume si dovrebbe chiamare al femminile? Non lo so, magari domani qualcuno me lo spiegherà. Valga per altro la coincidenza, il resto è commento.

Io so solo perché avrei intitolato il mio post così e adesso ve lo spiego.

Sabato mattina sono andato a Ronco Scrivia. Ci sono andato per partecipare alla fase finale del premio per il quale un mio racconto era stato selezionato.

Non ero mai stato in questa parte d’Italia.

La Scrivia rumoreggiava, carica della pioggia caduta nei giorni precedenti al fondo della valle. Attorno i boschi.

Il fiume al centro. Per me la colonna vertebrale di un luogo, il collettore più incredibile che un dio liquido abbia mai potuto creare.

Sono entrato in quella bioregione in punta di piedi.

Profumi di bosco, di legna che arde nei camini e nelle stufe, odore di cibo buono.

La Scrivia mi aveva già parlato nei giorni scorsi attraverso la voce di Cristina, la Presidente dell’associazione culturale che organizza il premio “Parole di Terra”. Non una volta, fra le tante in cui l’avevo sentita nei giorni che hanno preceduto il nostro incontro non l’ho sentita ridere.

Cristina si è preoccupata che io venissi, che mi sentissi al sicuro rispetto alla strada da fare per raggiungere il posto, che fossi ospitato comodamente in una casa di un borgo vicino, mi ha accolto e poi si è ritirata.

Cristina: una donna.

A casa mi aspettava Caterina, venuta tanto tempo fa dalla mia isola ma adesso valligiana fra le valligiane. Mi ha dato tutte le informazioni di cui avevo bisogno, si è messa a mia disposizione, mi ha sorriso e si è ritirata.

Caterina: una donna.

Alla premiazione, nonostante il palco fosse il regno degli uomini e loro, per la maggior parte del tempo, l’appannaggio della parola, la struttura portante di tutto, da quella della comunità e quella dell’organizzazione della manifestazione era donna.

Cristina in un angolo attenta, sorridente e reattiva, come una stella marina che si apre in tutte le direzioni per percepire da tutte le direzioni l’altrui bisogno.

Una sindaco donna, una presidente del parco donna, una vincitrice donna, la più fedele delle partecipanti al premio donna.

Donne che distribuivano il cibo, donne che mostravano e vendevano i libri della casa editrice collegata all’associazione culturale.

Gli uomini parlavano e hanno parlato bene. Sono certo che alcuni di loro hanno una ruolo importante in questa bellissima manifestazione e mi sarebbe piaciuto avere più tempo per conoscerli meglio e per parlare con loro.

Ma…

La Scrivia scorreva li accanto e, per chi mantiene una relazione con la terra che il premio celebra, era possibile sentire il suono di tutti i rivoli tributari di quel fiume che veloci scendevano dalle montagne circostanti, e poi i sottili fili d’acqua che quei rivoli nutrivano e le singole gocce che quei fili imbastivano.

E io lo sentivo, lo ho sentito sin dal primo momento, lo ho sentito per tutto il tempo che sono stato li: tutte quelle donne conoscevano quella trama, la custodivano, ne tessevano un pezzo, la univano al pezzo tessuto dalle altre. In silenzio o con l’ordito formato da poche parole, quelle giuste, cantavano con modestia e timidezza il canto antico di quel fiume, la melodia che tiene assieme una comunità, un inno fievole alla fertilità che a noi uomini è dato riconoscere, contemplare ed adorare ma nel quale abbiamo piccolissima parte.

Ed io mi sono sentito così bene, così sereno come non mi sentivo da tempo e di questo oggi con queste mie praole voglio ringraziare tutte “Le Scrivie” le cui acque mi hanno per un tempo troppo breve sfiorato.

16 pensieri su “La Scrivia

  1. Sono nata a Tortona in provincia di Alessandria, il torrente Scrivia passa anche là. Noi tortonesi lo abbiamo sempre chiamato “Lo Scrivia”. A Ronco non so come mai mettono l’articolo femminile.

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  2. Caro Francesco, io sono la “donna fedele”. Devo dire che il tuo articolo mi è piaciuto moltissimo e mi rammarico di non averti rivolto la parola, pur sentendo il forte desiderio di farlo. Sei una bella persona, semplice e generoso, grazie per le tue parole. Il tuo progetto di portare “Parole di Terra” al tuo paese devi perseguirlo, ti aiuteranno, ti aiuteremo. Se vuoi contattarmi, o cercarmi su FB, ci terremo in contatto. Grazie ancora. Un caro saluto a te e alla tua famiglia

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    1. E’ veramente bello ricevere un commento del genere. Accolgo tutti i tuoi suggerimenti. Ti cerco e ti contatto nelle prossime ore e discuteremo anche della possibilità di portare il Premio da queste parti. Grazie per le tue parole.

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        1. Caro Massimo approfitto di questo tuo commento per esprimerti tutta la stima e la gratitudine di uno geograficamente lontano ma consapevole di quanto eroico sia il lavoro che porta avanti uno come te. Ho molto apprezzato quel poco che ho visto della vostra proposta editoriale e mi riprometto nei prossimi mesi di saperne e capirne di più. Spero veramente che nei prossimi mesi sarà possibile fare qualche cosa assieme.

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  3. Non capita spesso sentire “vibrare” parole come queste, ma quando capita, non so com’è, c’entra questa piccola comunità di amici e poi filosofi, lettori/letterati e cos’altro. Grazie a Francesco per avercelo di nuovo ricordato

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      1. Dopo la fine della 1 guerra mondiale, dato che le battaglie finali si erano svolte nella regione della Piave, nel dopoguerra d’Annunzio trovò poco eroico chiamare un fiume “guerriero” con un articolo femminile quindi divenne IL Piave

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