E’ stato bello vedere i miei bambini (figli e nipote) a bocca aperta davanti alle vasche dell’acquario di Genova.

Ognuno con il proprio modo d’essere che fa di loro degli esseri completi e armoniosi nelle loro splendide disarmonie.

Ettore che con la sua saggezza da mediano continuava a ripetere al Piccolo: “fermiamoci alle vasche dei delfini…quando ci capiterà più di vederne”.

Cesare che fosse stato per lui avrebbe passato la sua giornata fra la vasca degli squali e il gioco interattivo che gli permetteva di sfornare pesci improbabili e riversarli in improbabili mari.

Zaccheo taciturno e compassato, immerso in quell’acqua cristallina ed in pensieri nei quali lo seguo sempre con maggiore difficoltà.

Ognuno di loro era un sentiero che si spingeva in avanti, verso un futuro che non mi appartiene e che tento di scorgere con grande curiosità e amore nei confronti di ognuno di loro.

Ma i sentieri possono essere ripercorsi anche a ritroso, ed inevitabilmente, come rami di un albero riconducevano al mio sentiero e il mio a mio padre che proprio tre giorni fa avrebbe compiuto gli anni.

E il mio sentiero stretto, il mio ramo fragile mi ha portato a fare ancora una volta, con la memoria e la fantasia, un giro con lui in una mattina di quasi cinquanta anni fa al minuscolo ed affascinante acquario di Napoli. Forse una ventina di vasche tutte in una grande stanza. Non so come sia adesso ma allora mi sembrò una cosa talmente avventurosa, talmente incredibile.

Ed incredibile era ed era stato tutto.

Il viaggio in nave con quel padre sempre troppo impegnato, a dormire in due nella cuccetta minuscola che adesso so quanto avrà dormito male.

Quei cugini che non vedevo quasi mai e poi quel luogo impensabile, luogo d’acqua e contenitore di migliaia di domande che di sicuro non avrò risparmiato a mio padre e alle quali lui rispondeva sempre, se non conosceva la risposta inventava. E forse è stato li che la mia fantasia ha avuto origine.

Ieri mi aggiravo fra quelle vasche con cento occhi per non perdere di vista i tre, per godere anche io di quel luogo, per lanciarne qualcuno sul sentiero del domani, qualcuno su quello che torna indietro al mio passato.

E improvvisamente qualche cosa ha attratto la mia attenzione. 

Uno di quei miei buchi esperienziali, gap culturali che improvvisamente mi mettono per la prima volta alla mia età davanti ad una cosa che mi pare meravigliosa e che tutto il mondo conosce già. 

Una frase impresa su un muro dell’acquario. Una frase di Karen Blixen. 

“La cura per ogni cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime o mare”.

Potrebbe essere il paradigma della mia vita.

Prima di tutto per l’acqua.

8 pensieri su “Prima di tutto per l’acqua

  1. Anche i miei genitori mi ci hanno portata da piccola, non ricordo cosa mi abbia affascinata di più, ma di certo se ci tornassi non sarebbe la stessa cosa… i bambini hanno occhi diversi :))

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