La comunicazione è tutto.

Chi lo sa detiene il potere nel campo in cui ha deciso di utilizzare al meglio questo strumento.

In politica e in ambito commerciale si usano tecniche molto simili. In ambito educativo, dove maggiormente ce ne sarebbe bisogno, se ne tiene pochissimo conto.

Gli slogan sono frammenti di comunicazione ancora oggi molto utilizzati perché efficaci, quando ben strutturati, immediatamente memorizzabili, rapidamente assimilabili in termini di contenuto, facili, quasi piacevoli, da ripetere.

Ce ne è un particolare tipo che in questi giorni vedo comparire un po’ dovunque. Ovunque lo veda mi sembra testimoniare di una chiara linea di pensiero che tende a riaffermarsi in questo nostro tempo utilizzando strumenti nuovi.

E’, per intenderci, quello che sembra esprimersi attraverso un’unica frase che però è in realtà composta da due preposizioni. L’ordine non è sempre lo stesso, in linea di massima però una parte della frase tende a dare un messaggio rassicurante e la seconda a demolire un concetto importante o un valore di riferimento. Si tratta in realtà di frasi molto “triviali” ed insinuanti che hanno una caratteristica veramente inquietante: sono apparentemente condivisibili, proprio a causa della contrapposizione interna data dalle due preposizioni.

Una è stata ieri oggetto di un mio “post narrativo“: La tutela delle vite viene prima dei vincoli ambientali“.

“La tutela delle vite viene prima”, chi potrebbe negare la sensatezza e inattaccabilità di questa frase? Chi potrebbe negarne la veridicità ed attualità? Non fosse che in seconda posizione ne troviamo una che andrebbe messa in premessa e in positivo ed è invece relegata alla fine ed è in contrapposizione con la prima.

La frase corretta sarebbe “Prima di tutto viene la tutela dell’ambiente, perché senza di quella non potremmo neanche stare qui a discutere della vita umana. Solo attraverso quella premessa irrinunciabile possiamo esprimere il concetto secondo il quale la tutela della vita dell’uomo è fatto prioritario“. Ma già in questo tentativo di sintesi le caratteristiche dello slogan vengono meno (non più di 10 parole altrimenti il nostro cervello non “ritiene”) e di sicuro oggi fa a molti più comodo credere che la frase pronunciata dal nostro premier sia sensata e condivisibile.

Fa d’altra parte il paio con una frase che è una specie di bandiera del nostro ministro degli interni: “aiutiamoli a casa loro“. Nuovamente una frase solo in apparenza singola ma composta dalle solite due preposizioni contrapposte.

“Aiutiamoli…”, la parte rassicurante e condivisibile, “…a casa loro” la parte esclusiva ed escludente che dopo l’idea solidaristica enunciata dalla prima parte presenta il conto ed espone con chiarezza una posizione. In questo caso risulta facile dare a questa frase connotati più onesti intellettualmente con un passaggio dalla prima persona plurale alla seconda: “Aiutateli a casa loro“. Il gioco potrebbe andare avanti ancora per un po’ trasformando questa frase in quello che realmente è, ma lascio al lettore questa soddisfazione.

Sarà difficile credere da dove però nasce questa mia riflessione di oggi. Ci spostiamo in campo commerciale ma, anche li, solo apparentemente. In realtà siamo nel campo dei valori, valori per i quali tantissime persone negli ultimi cento anni hanno combattuto strenuamente e che oggi sembrano nuovamente subire un assalto spietato da più parti. La pubblicità è, da quando esiste, la prima ad avvertire questi cambiamenti e ad utilizzarli per i propri scopi.

Da qualche giorno campeggiano nella mia città degli enormi cartelloni stradali di una nuova piattaforma televisiva che vende servizi in ambito sportivo. Immagino che ce ne siano in questo momento di uguali in tutte le grandi città con la differenza che nella mia sono graficamente organizzati attorno al gagliardetto della nostra squadra cittadina.

In lettere cubitali si legge il seguente slogan: “Le guardi tutte, ma ami solo lei“. Comunicativamente è la stessa storia solo che qui i termini sono invertiti: provocatoria la prima preposizione rassicurante la seconda. E che vuoi che sia? Uno slogan anche simpatico, persino condivisibile. Quale uomo non sente dentro di se che in fondo è proprio così sia per quanto riguarda il calcio, al quale la pubblicità è destinata, sia per quanto riguarda le donne alle quali si fa, nemmeno tanto sottilmente, reale riferimento?

Per me una frase del genere che tapezzi i muri e le strade delle nostre città senza che nessuno trovi niente da ridire rappresenta un salto indietro di almeno settanta anni. Un tuffo neanche nel maschilismo anni cinquanta ma nel machismo e nel peggiore gallismo siciliano anni quaranta.

La strada  che ci porta ad affermare valori preziosi e che fanno di noi esseri umani degni di questo nome è lunga, faticosa e aspra.

Per demolirli basta un attimo, il tempo di uno sguardo distratto e magari anche un po’ compiaciuto ad un cartello del genere.

2 pensieri su “Ma che simpatico slogan!

  1. Ci sono casi in cui lo slogan o il testimonial sono così importanti da far dimenticare quale prodotto pubblicizzano. Quindi non sempre questa pratica risulta rfficace in termini commerciali. In ogni caso gli slogan sono veri chiudi che si piantano nei cerveli umani e vi restano per decenni.
    La frase di Salvini “la tutela delle vite…” è palesemente contradditoria e frutto di profonda e arrogante ignoranza, vedo che in tanti l’hanno criticata.
    Che gli slogan siano bandiere per tanta parte di popolo è assodato, purtroppo spesso in senso negativo.

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    1. E’ proprio così…purtroppo il nostro cervello funziona in maniera tale che anche se le cose sono sbagliate, se poste in una determinata maniera diventano delle verità. Anche io in fondo con il mio post sto facendo il gioco di chi ha voluto quella pubblicità…ne sto parlando e ne sto facendo parlare.

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