Ci siamo trasferiti a Carini 10 anni fa.

Non riuscivamo più a vivere in città e volevamo un angolo di verde dove fare crescere i bambini.

Carini ancora un secolo fa doveva essere un paradiso.

Poi a partire dagli anni cinquanta è cominciata la devastazione. Un abusivismo incoercibile e dilagante ha riempito la piana e la costa di centinaia di seconde case la cui forma e  colori sono figli del tipico individualismo siciliano (si va dallo chalet di montagna alla mega villa di design).

Ciò ha fatto di Carini per anni un brutto comune dell’interland Palermitano con un territorio extraurbano (Villagrazia di Carini) con molte più case di quante non ce ne fossero nel centro abitato e che d’estate diventava letteralmente ingestibile a causa dell’arrivo dei “palermitani” considerati i maggiori fautori della distruzione del territorio.

A partire dal 2000 poi c’è stata un’ulteriore svolta. Con l’arrivo della crisi quelle che erano seconde case per molti sono diventate le case d’emergenza, quelle dove andare a vivere venuta meno per ragioni varie la casa in città, o quelle dove ricoverare una generazione di figli sempre più dipendenti dalle risorse dei genitori.

E quindi Villagrazia si è riempita di gente anche di inverno riuscendo a destagionalizzare una sola cosa: la “munnizza” (i rifiuti…per chi non mastica il siciliano).

Non più famosi per la “Baronessa di Carini” siamo saliti all’onore delle cronache per i chilometri di rifiuti allineati lungo la litoranea che fiancheggia l’autostrada che conduce in aeroporto: un perfetto biglietto da visita per chi da quella strada arriva a Palermo.

Per lungo tempo è sembrata una situazione senza soluzioni.

Poi nel 2015 Giuseppe Monteleone è diventato sindaco di Carini.

Non lo conosco personalmente, sono certo di averlo votato solo perché appartiene a quella parte politica nella quale per tutta la vita mi sono con sofferenza riconosciuto.

L’ho visto solo due volte nel giro di mezz’ora quando qualche mese fa sono andato per lasciare dei rifiuti ingombranti nel centro di stoccaggio. In quella mezz’ora è venuto due volte per fare dei controlli a sorpresa fra l’ammirazione e il terrore degli impiegati del centro.

Si perché da quando c’è lui a Carini, su tutto il territorio, funziona la raccolta differenziata!

Il giorno in cui andai al centro di stoccaggio ho conosciuto il Signor Mannino (tutti a Carini si chiamano Mannino o Conigliaro) che dirige il centro. Tipico carinese ha passato la prima mezz’ora a lamentarsi di quanto lavoro era costretto a fare, di quante poche fossero le risorse e di quanto assillante fosse la presenza del sindaco.

Poi però quando gli ho chiesto i secchi per la raccolta differenziata voleva ad ogni costo darmi anche quello per l’organico. “Signor Mannino io ho la compostiera?”, “Ha la compostiera???”, sguardo compiaciuto, “allora le do la compostiera…è gratis!”. “Signor Mannino ma io la compostiera ce l’ho già!”, “Ma se ne prenda un’altra…non si sa mai…ma il compost come le viene? Lo usa?”. Davanti al suo entusiasmo non ho avuto il coraggio di dirgli che oramai da anni tutto il mio organico va alle galline e la compostiera giace quasi inutilizzata in un angolo del giardino. “Certo che lo uso! Lo metto nell’orto…”. “E come le vengono le cose?”. “Bene…mi vengono bene”. “A me mi vengono benissimo!!! Questo compost è una cosa eccezzionale!”.

E mentre dentro di me l’agronomo che non dorme mai avrebbe voluto dirgli che con un bel sacco di “N-K-P” i suoi ortaggi sarebbero venuti su molto meglio dall’altra parte sentivo una vocina che mi diceva che forse è così che cominciano le rivoluzioni, con la conquista da parte di un’idea della mente di coloro che fino a poco tempo fa da quella idea erano lontanissimi, anzi non ne conoscevano nemmeno l’esistenza.

Così ho lasciato intendere al Signor Mannino che il compost domestico è il miglior fertilizzante del mondo e me ne sono tornato a casa con i miei secchi colorati.

Adesso ogni mattina quando percorro la strada, che attraverso un pezzo di Villagrazia mi conduce alla nazionale prima e poi in autostrada, vedo questi secchi all’ingresso di quasi ogni casa.

Le case sono sempre le stesse, raccontano di quel tempo (che purtroppo per tante cose è ancora presente) in cui questo posto è stato massacrato, ma davanti ci sono queste macchie di colore, uguali per tutti, a testimonianza che anche in questo posto certe volte l’interesse collettivo può prevalere su quello personale e l’interesse collettivo ha un colore che è uguale per tutti.

A me questa teoria di secchi fa pensare allo sventolare di fazzoletti che accompagna ogni rivoluzione pacifica, mi fa pensare al ponte di una vecchia nave un po’ malandata che gli uomini che su di essa vivono, cominciando a comprendere che è l’unica di cui dispongono, hanno voluto impavesare con innumerevoli vessilli multicolore.

Questo post vuole essere il mio tributo al Sindaco del mio comune.

 

6 pensieri su “La rivoluzione dei secchi

  1. E’ veramente una bella storia! E’ ancor più bello aver condiviso questo vissuto fino al lieto fine che rappresenta in realtà l’inizio benefico di un cambiamento culturale di cui questo territorio aveva necessario bisogno.
    Ricordo quando negli anni dello scempio, non sapendo più cosa fare per infondere ottimismo ai miei figli, feci loro una promessa buffa, ma al momento divertente, quanto audace. Dissi loro che se il Sindaco avesse avviato la raccolta differenziata mi sarei tinto i capelli di rosso. In quei tempi la mia famiglia veniva costantemente coinvolta nelle campagne di sensibilizzazione e denuncia che facevamo con Legambiente Naturalmente Sicilia e altre associazioni locali, portando in giro per Carini ed i paesi limitrofi lo Spazzatour. Ricordo che il futuro Sindaco partecipo a questi eventi e venne a confrontarsi con noi.
    Oggi – per colpa di Giovì! – mi dovrò tingere i capelli di rosso. Grazie Sindaco. Onore al merito!
    Grazie anche a te, Francesco, che hai saputo raccontare questa storia con semplicità ed efficacia.

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    1. Caro Paolo quando manterrai la tua promessa devi quanto meno mandarmi una foto! Grazie a te per avere mantenuto sempre viva l’attenzione su questo problema. Non posso dimenticare il giorno in cui ti ho raggiunto nello spiazzo della stazione dove avevate organizzato una manifestazione. A pensarci oggi quei mucchi di rifiuti alti diversi metri mi sembrano un brutto incubo. Speriamo che non accada mai più.

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  2. potessi parlare io così del sindaco precedente e figuriamocoi dell’attuale…da cui mi aspetto il peggio anche se insediato da meno di un mese. Ma visto i suoi precedenti come vive sindaco…
    A Carini sono statat tantissimi anni fa, non ricordo niente del paese, ma solo il castello e ci sarebbe da raccontare di quell’esperienza, e una sfilata di auto storiche.
    Tu ancora non ci vivevi .-D

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