Qualche mese fa riportavo in un mio post la frase di Michele Serra con la quale sintetizzava il comportamento di un governo di destra e quello di un governo di sinistra messi di fronte all’emergenza migranti: “quelli di destra risolvono la cosa con un calcio nel culo, quelli di sinistra danno prima un succo di frutta…e poi un calcio nel culo”.

Fuori dai limiti della sintesi e della satira, alla luce della storia che si è consumata in questi giorni sulla nave Aquarius e al centro del nostro Mediterraneo, oggi devo dire che la differenza forse sta proprio in quel succo di frutta.

Come sempre, quando sento il bisogno di farmi un’idea sulle cose purché sia, ho provato a leggere un po’ ovunque, un po’ di tutto. Tante affermazioni, tante considerazioni mi sono sembrate assennate. Il fatto che Salvini abbia voluto con questo mostrare il nuovo volto dell’Italia che lui rappresenta, un atto di forza finalizzato a sottolineare il nuovo corso, uno schiaffo dell’Europa all’Italia, d’altra parte, l’accoglienza della Spagna.

Io personalmente ci ho visto anche altro.

Nella disperata ricerca che ho portato avanti in questi anni nel tentativo di dare ancora un senso alla differenza fra destra e sinistra, ricerca nella quale nessuna consolazione mi hanno dato considerazioni del tipo “non esiste più nessuna differenza”, “la destra e la sinistra non esistono più”, o canzoni tardo qualunquistiche come quella di Giorgio Gaber, io credo che questa storia dell’Aquarius mi abbia fornito un barlume, una scintilla di comprensione, un quadrato di terra salda e asciutta (ora ci vuole…) sul quale impiantare la mia idea di sinistra. Un’idea che forse oggi può esistere solo nella contrapposizione, un’idea che forse riesce ad esistere basandosi di più su ciò “non siamo” che su ciò che “siamo” ma che  alla fine mi sembra l’unica idea possibile, l’unica che tiene conto, l’unica che aspira ad essere giusta (anche se raramente ci riesce) e che fa di me, ora e per sempre un uomo di sinistra.

Io infatti in questa storia ho visto un governo di destra (quello italiano) che vuole sin da subito e con forza affermare i propri principi che da sempre guardano ad una soluzione collettiva di problemi, con attenzione particolare alle elite, sacrificando senza troppi scrupoli le prerogative di minoranze e singoli, e un governo di sinistra, di ancora più recente costituzione (quello spagnolo), che nel tentativo di confrontarsi con questioni collettive magari domani farà cazzate indicibili ma che messo davanti alla questione umana (che è sempre più personale che collettiva) si ferma un attimo prima, un attimo prima di lasciare che le cose sfilino verso il basso si pone una domanda, e a volte la domanda nemmeno se la pone e porge la mano prima di qualuqnue altra cosa.

Perché alla fine la differenza sta proprio nell’offerta di quel succo di frutta, che magari è lettura superficiale del problema, misera consolazione, facile soluzione per lavarsi la coscienza, ma che presuppone non un uomo che dall’alto della sua stanza dei bottoni decide freddamente e asetticamente della vita di altri che nemmeno conosce, ma quanto meno la presenza di un uomo davanti all’uomo, la contaminazione degli sguardi, degli odori, delle storie che comunque riverbereranno anche minimamente fino alla stanza dei bottoni, il tendersi di una mano anche solo per offrire, a chi certamente ha sete, un succo di frutta.

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2 pensieri su “La differenza in un succo di frutta

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