Eccomi Mia Adorata,

un po’ in ritardo, un po’ trafelato, come sono quasi sempre in questo tempo strano.

Potrei dirti che ho aspettato che tutti ti facessero gli auguri e i complimenti per poi chiudere io in “in bellezza”.

La verità è che questo tempo arido prosciuga anche quella esigua fonte dalla quale nascono le mie parole e i miei pensieri e devo quindi tornare, quando posso, alla matrice originaria per ripascirla, fosse anche con una giro in moto o una raccolta di verdure selvatiche a Walden.

Poi stamattina, sul palo della luce, c’era la poiana che mi guardava severa mentre tornavo con il mio cesto carico di verdure e ho sentito una scossa dentro, una spina di selvaggio mi si è incastrata sotto l’unghio del cuore e ho capito che ero pronto.

Arrivo per ultimo per dirti quanto sei stata brava, e determinata, e forte, ricca di una determinazione che ti è sempre appartenuta, e che in parte è nuova e come ogni cosa nuova ogni tanto viene usata con poca perizia.

Hai deciso contro tutto. Hai deciso contro le sempre poche risorse, contro le condizioni avverse, hai deciso a volte anche contro me. Oggi ti dico che hai fatto bene e ti chiedo scusa per i miei tentennamenti da ricondurre più ai timori che scaturiscono dalla cura che ad egoismo e pigrizia. Accetta le mie scuse oggi come primo regalo per questo tuo traguardo tondo conquistato anche contro chi ti doveva insegnare e lo ha fatto poco e male.

Per il resto ho nel cuore e nelle mani tanti auguri.

Prima di tutto l’augurio che su questa strada che sembra finita e che in realtà (io e tu lo sappiamo bene) è appena cominciata, tu possa trovare buoni maestri, non dimenticando mai che il vero maestro, l’unico che sa veramente cosa sia il cibo perché ogni giorno lo crea, è il nostro pianeta. Da lui apprendi le magie dell’acqua, il significato profondo della fotosintesi, le delizie del fuoco, il dono dell’aria e dell’umidità, il rispetto per la terra.

Poi l’augurio che su questa trada ancora piena di ostacoli e di soddisfazioni tu possa incontrare amici che ti accompagnino e ti affianchino, pronti a sostituirti quando sarai troppo stanca, pronti a fare con e per te ciò che tu non sai fare.

C’è anche un piccolo augurio letterario che voglio farti: come dice Pepe Carvalho ti auguro che ogni volta che farai un minestrone le tue verdue cuociano “con” il minestrone e non “contro” di esso, che è alla fine il dono più grande che un cuoco può sperare di avere.

Infine quello che per me è l’augurio più grande. Se preparare il cibo, se cucinare sarà il tuo lavoro, sarà quello che vuoi fare nella tua vita ti auguro di farlo più per chi ha fame che per chi ha soldi. Perché solo chi ha fame attribuisce al cibo il giusto valore e sarà capace sempre di riorientare le tue scelte.

Per quanto mi riguarda voglio solo dirti che ho molto imparato in questo tempo, e che anche se un po’ disperso e un po’ immerso nei miei pensieri a volte bui, puoi stare certa che sarò sempre un passo dietro te, come ho imparato a fare, per guardarti le spalle.

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