Arrivano da Leonardo queste immagini, queste parole.

Arrivano dalla bioregione fluviale che non è la mia ma che è quella che mi da asilo quando cerco di recuperare ancora un senso, di immergere nuovamente le mie radici in acqua limpida: la Bioregioen del Fiume Sosio.

Mi riportano alla mente un’altra storia e daltre immagini. Una storia raccontata sul mio blog diversi mesi fa, accaduta quasi 20 anni fa.

Un ‘altra storia di bellezza spezzata, un’altra storia che testimonia di quanto troppo spesso l’uomo sembri incompatibile con la bellezza che lo circonda.

Assistere al lento procedere diagonale di un granchio d’acqua dolce su una delle pareti della gola, a sfiorare la lente d’acqua orlata di capelvenere, è una delle esperienze più magiche, delocalizzanti, mortificanti dell’arroganza umana che io abbia mai avuto la fortuna di fare.

A cosa pensavano coloro che hanno avuto il coraggio di catturarli per portarli al fuoco? In quale spazio tempo si trovavano? Erano magari solo ragazzini senza storia? Non riesco a comprendere, non riesco a giustificare.

Mi sento solo di dire che oggi un altro granello di bellezza è stato smarrito, e ciò che l’uomo smarrisce è perduto per sempre.

Una foto fatta col cellulare, che non avrei voluto mai mettere nel mio archivio foto….
Ci sono luoghi che nel tempo ti entrano nel cuore, per il loro fascino, per le storie che ci vivi, le emozioni che sono riusciti e riescono a trasmetterti ogni volta. Uno di questi luoghi è per me la valle del Sosio, un tragitto che ho iniziato a conoscere circa sei anni fa grazie a degli amici del luogo. un angolo di natura veramente selvaggia. Non posso dire incontaminata, ma abbastanza vicina ad esserlo.
Nel tempo, spero non per colpa nostra, questo luogo è diventato via via sempre più conosciuto e da tempo ormai mi interrogo se è un bene o un male. La conoscenza dei luoghi permette di amarli e il loro rispetto non può che passare attraverso la conoscenza. Ma allo stesso tempo, nel tempo di facebook, dei social, nel tempo in cui tutto è materia di consumo da mostrare agli altri, un luogo come questo, dove si dovrebbe camminare in punta di piedi come se fossimo degli ospiti stupiti di tanta meraviglia, un luogo tale non diventa altro che un luogo come altri dove farsi selfie da postare per sentirsi dare un segno di approvazione sociale.
Ed è così che ieri, portando dei ragazzi di un gruppo scout, il mio gruppo scout, in uscita attraverso i sentieri, facendo ammirare loro la bellezza dei luoghi e cercando di trasmettere attraverso di essi qualche messaggio importante per la loro e la nostra crescita, siamo giunti in quello che da tempo è per me il luogo più bello dove campeggiare.
Attorno a quel cerchio di pietre ho passato tante serate “magiche” e vedere quel che ho visto mi è sembrato come veder profanato un mio santuario personale. La foto mostra solamente due cadaveri di granchio di fiume che qualcuno ha felicemente pensato di mangiare. Non mostra quello che c’era attorno, ossia resti di succhi di frutta, carta alluminio e sigarette.
Il granchio di fiume (Potamon fluviatile) è uno degli indici di salute degli ambienti fluviali e la sua presenza in questi luoghi, che fanno peraltro parte della Rete Natura 2000 e della rete delle aree protette siciliane, dovrebbe farne avere il massimo, assoluto rispetto. Si tratta di una specie delicata, territoriale, che si stressa facilmente.

Non sono uno di quelli che pensa che la natura andrebbe vista dall’esterno come fosse un museo. Essa va vissuta, per poterla amare e rispettare.
Ora, secondo voi questo è rispetto.
A molti questo mio post potrà sembrare un’esagerazione, la solita sfuriata del naturalista di turno. ma credo di essere in tal senso una persona abbastanza equilibrata da saper valutare quello che vedo. Avevano secondo voi queste persone un così importante bisogno di nutrirsi di una specie a rischio per poter sopravvivere? Non avrebbero potuto andare in pescheria, al loro ritorno in paese, e soddisfare così il loro fabbisogno di crostacei? C’era bisogno di attaccare e uccidere, in un’area peraltro protetta, una specie rara e minacciata?

Chissà, forse le approvazioni che questa gente è riuscita ad ottenere postando le immagini della goliardica cena, con tanto di trofeo da “specialisti nella sopravvivenza nella natura selvaggia”, sono più importanti della conservazione a lungo termine dei luoghi. Che delusione, che rammarico…..

Mi auguro che si trovino al più presto in Sicilia soluzioni adeguate affinché non si vada verso una “museizzazione” della natura, ma verso un approccio sostenibile al godimento di un bene che è di tutti e che ci si augura possa rimanere tale a lungo“.

3 pensieri su “Smarrire la bellezza

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