I canadair si incrociano sopra casa mia come impegnati in una danza macabra. La temperatura è salita di 7 gradi nell’ultima ora, l’umidità è diminuita del 40% nello stesso lasso di tempo.

Un incubo di rumore, vento, calore smisurato opprime il mio cuore, mentre il mio cervello continua a funzionare.

Leggo la notizia secondo la quale a dare inizio all’incendio, che ha devastato nei giorni scorsi i boschi attorno a Messina, sono stati tre minorenni.

Mi tornano allora in mente i miei giorni del mio master in bioetica, giorni passati con il mio insegnante Salvino Leone a porsi una delle questioni più angosciose e complesse del nostro tempo: cosa è un uomo e cosa non lo è.

Ogni parametro sembra non funzionare, ogni valore di riferimento sembra sempre insufficiente per risolvere il dubbio, per offrire una risposta che sia completa, esaustiva.

Ciò che nasce da uomo è uomo? E la nuova frontiera dei trapianti? Le conquiste della cibernetica? Incroci un tempo impensabili che adesso diventano possibili? La clonazione?

Ognuna di queste variabili sembra di volta in volta offrire una via di fuga, la possibilità di trovare una risposta che basti a se stessa, eppure ogni volta si inserisce un nuovo elemento tecnologico, una nuova scoperta, viene infranta una nuova barriera etica e nuovamente la risposta non è più così scontata, non così evidente come poteva sembrare prima.

Cosa è uomo e cosa non lo è? Io propongo la mia chiave di lettura. Qualunque cosa sia l’uomo di sicuro esso è tale perché il pianeta, questo pianeta, lo ha forgiato in questa maniera, gli ha dato questa forma, queste caratteristiche.

Quindi per me è uomo chi ancora è capace, consapevolmente, di fare riferimento, per i propri valori, per dare senso a se stesso, per dare significato e coerenza alla propria azione, al pianeta all’interno del quale si è evoluto divenendo ciò che è.

Se questo parametro funziona allora non sono esseri umani i tre minorenni che hanno dato fuoco al bosco. Ma questo non basta ancora. Sono loro la prima generazione di non umani che compare su questo pianeta o devono la loro inumanità a qualcun altro?

Allora mi avveleno del suono di questi aerei che passano come libellule impazzite sulla mia testa, mi ammorbo di tutto il fumo che copre il cielo attorno a me, e come se fosse un anatema dico chi, secondo me, ha prodotto questa generazione di non umani e che per questo meriterebbe una punizione.

Non sono uomini i genitori di questi ragazzi e i loro parenti più stretti. Non sono uomini i loro insegnanti, coloro che avrebbero dovuto occuparsi della loro educazione. Non sono uomini quelli che gli hanno venduto una play station con magari dentro un gioco di guerra, quelli che li hanno accolti in un acquapark facendoli pensare che quell’esperienza potesse sostituire quella del mare o del fiume, coloro che hanno gioito nel vederli popolare ogni giorno i centri commerciali che avevano costruito.

Non sono uomini i giornalisti che senza preoccuparsi di ciò che stavano dicendo o scrivendo, e di chi avrebbe ascoltato o letto quelle parole, hanno raccontato con morbosità e dovizia di particolari di come si brucia un bosco. Non sono uomini i sacerdoti che hanno preteso che venissero per due anni a fare il catechismo e che hanno dato loro la prima comunione, parlando magari tanto di peccato senza mai spiegare loro che vivere su questo pianeta senza averne più consapevolezza è il peccato più orribile che si possa commettere.

Sembra una catena senza speranza, sembra una rete che collega tutti a tutti. Se questi non sono uomini chi resta uomo, chi di noi si salva? E se si salva, se muore il pianeta che ha fatto di lui un uomo senza che lui possa fare niente perché ciò non accada, a che sarà servito restare uomini?

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3 pensieri su “Se questo non è un uomo

  1. Grande articolo! Quando anch’io ho sentito la parla “minorenni”, tra quelli che avevano appiccato l’incendio… Sono rimasta senza parole… È dalle nuove generazioni che si vede quanto è cambiato il mondo, come ognuno ha rimescolato le “carte”, non ci sono più ruoli. Adulti che si comportano da bambini, senza coscienza dei propri gesti… E ragazzini che vogliono sfidare il mondo, per sentirsi “grandi” a loro modo.

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