Mi dispiace dirvelo ma questo pianeta è mio, non è vostro.

Vi stupite? E perché?

Avete mai trascorso una notte sotto le stelle, con la guazza che vi si condensa addosso, e il cielo che ruota su di voi raccontandovi storie di carri e cavalieri, di regine coronate e di antiche prove arabe? Vi siete poi svegliati all’alba all’improvviso, con gli uccelli che cominciavano a cantare tutti assieme, come a volere fare uno scherzo a quel povero essere umano rattrappito nel suo sacco a pelo, come a volere salutare il sole mai stanco di baciare la terra?

Mi dispiace dirvelo ma questo pianeta è mio, non è vostro.

Vi stupite? E perché?

Vi siete mai immersi nelle sue acque senza timore del tempo e della stagione, percorso le correnti, attraversato il flusso, inseguito quell’acqua persino nei meandri più profondi della terra, e poi bevuto con le lacrime agli occhi, acqua nell’acqua, perché tanta meraviglia aveva finito per scavare anfratti anche nel vostro cuore e li fatto germogliare il senso, il significato, la volontà, l’azione?

Mi dispiace dirvelo ma questo pianeta è mio, non è vostro.

Vi stupite? E perché?

Avete mai percorso le rotte del vento, cercato nuvole in cielo per decodificare il linguaggio del pianeta, lasciato che la brezza vi portasse lei dovunque fosse giusto andare? Avete atteso il maestrale come si attende la donna che si ama, con la stessa ansia, la stessa passione, la stessa disperazione nel comprendere che esso tarda, nel temere che esso potrebbe non arrivare più?

Mi dispiace dirvelo ma questo pianeta è mio, non è vostro.

Vi stupite? E perché?

Avete mai lottato per salvarne un pezzo? Per un albero, per pochi metri quadri di terra, per un’ape che annaspa in una tazza? Avete lottato e perso davanti ad un incendio che annulla in un minuto la lotta di una vita, davanti all’indifferenza della gente che vi guarda come se veniste da un altro pianeta, loro che a questo pianeta non sono appartenuti mai?

Mi dispiace dirvelo ma questo pianeta è mio, non è vostro.

E quindi, vi prego, ritiratevi pure nelle vostre comode case, al fresco dei vostri condizionatori, nutriti da un cibo che non sapete più dove cresce, da un’acqua che non sapete più da dove proviene e lasciate me, e i pochi altri che lo hanno sempre fatto, cavalcare l’onda, godere del vento, bagnarsi sull’argine, carezzare la corteccia, osservare il volo, socchiudere gli occhi al tramontare del sole.

Fino a quando ce n’è.

 

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7 pensieri su “Questo pianeta è il mio pianeta

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