Cara Stefi,

so cosa penserai quando leggerai questo post che ti dedico nel giorno del tuo matrimonio: “ma che post è questo?!”.

Hai ragione. Nel giorno del matrimonio di un’amica si scrivono post gioiosi, positivi, augurali. Magari si trascura qualche dettaglio, si fa finta di non conoscere qualche retroscena, si dimentica volentieri un problema o una difficoltà, ma per il resto il post fila liscio in un giusto equilibrio fra la commozione e il sorriso.

Io invece no. Ed eccomi a scriverti questo post assurdo, quasi offensivo, sicuramente inopportuno, ma in compenso carico di tutto l’affetto che nutro per te, e che nutrirò sicuramente per questo uomo che ti sei scelto e che io ancora non conosco.

Stefi, tu lo sai, io a questo tuo matrimonio non ci credo. Non è che non creda proprio al tuo, al tuo personalmente, non credo a questo genere di matrimoni, diciamo che non credo a questi matrimoni nel senso collettivo della cosa.

Già l’amore è cosa difficile (alla faccia di Tiziano Ferro), già la relazione intima, profonda, è cosa così complessa che davvero non ha bisogno di essere resa ancora più improbabile a forza di differenze culturali, di dislivelli sociali, di incomprensioni linguistiche.

Figurati che io di mio sono addirittura della scuola del mio amico Luca, che quando mi fidanzai con una ragazza piemontese, disse con infinita saggezza: “pare che a Palermo non ce n’erano!”.

E poi mettere assieme un uomo tanzaniano, della costa, pure mussulmano con una donna sarda, di religione non precisata e con un carattere impossibile. E’ vero che se ne facciamo un fatto di cultura voi sardi dovreste sposarvi solo fra di voi, considerato l’unicum culturale che rappresentate, ma davvero vuoi tentare questo esperimento impossibile?

La domanda è retorica perché il vostro “si” a questo punto ve lo sarete già detti, e io comunque non ce la farei (purtroppo per me) ad essere su quella spiaggia di Bagamoyo, ultimo della fila ad alzare la mano (il sogno di chiunque) nel momento in cui il celebrante dirà la fatidica frase “se qualcuno ha qualche cosa in contrario a questa unione parli ora o taccia per sempre!”.

E poi che mi alzerei a fare? Per sciorinare le mie quattro teorie del pero sullo squilibrio sociale fra una donna europea e un uomo africano, sull’abisso culturale che c’è fra un musulmano ed un cristiano.

Davvero avrei il coraggio, davanti ai vostri occhi luminosi e il sole che scende lento a fare apparire per un attimo la costa di Zanzibar, di raccontare quattro fregnacce che sono le regole che ognuno di noi inventa quando per un poco vuole divertirsi a fare Dio?

Cara Stefi io non credo ai matrimoni come il tuo, non ci credo da un punto di vista collettivo, statistico.

Cara Stefi io, collettivamente, non credo nemmeno ai miracoli, a queste specie di fiere alla Lourdes, alla San Giovanni Rotondo o alla Medjugorje.

Cara Stefi, mi spingo oltre, come tu sai non credo nemmeno, sempre collettivamente parlando, all’agire di coloro che davanti al bimbo africano malandato si sciolgono in una tenerezza a tempo che li porta ad impossessarsi della sua vita e della sua fantasia a forza di caramelle e baci.

Io però credo, con tutto il cuore credo, alla possibilità che ognuno di noi ha, quotidianamente e personalmente, di vivere il miracolo, di essere il miracolo.

Io credo, profondamente credo, a quell’uomo che con me aspettava davanti all’asilo del villaggio, tanti anni fa, e i bambini arrivavano alla chetichella, e poi ne arrivò uno, quasi nudo, che i denti gli battevano dal freddo. E quell’uomo si tolse il maglione che aveva addosso, e quasi si vergognava mentre lo faceva, e lo mise sulle spalle del bambino e si allontanò, senza avere il coraggio di guardarmi, come farebbe un ladro, come farebbe una persona che ha fatto qualche cosa di inconfessabile.

Io credo, Cara Stefi, che ognuno di noi può essere il miracolo per se stesso e per gli altri, ancora di più se per questo duro lavoro artigianale si dota degli attrezzi dell’amore.

E per questo io oggi ti dico che non credo in questa tuo matrimonio e nonostante tutto intendo scommettere contro di me e ti auguro con tutto me stesso (il me stesso che nel tempo che viene spera di starti il più vicino possibile per aiutati a vincere la tua scommessa) di potere venire da me un giorno, alla fine del tempo, e davanti alle acque immobili del lago di Masege, dirmi: “lo vedi che avevi torto?!”.

Perdonami perché di meglio non so fare.

Tanti auguri Stefi e Geni.

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6 pensieri su “Ma che post è questo?!

  1. Chiunque vorrebbe ricevere una lettera del genere, senza un filo di retorica, severa ma al tempo stesso dolcissima.
    Non conosco i due ragazzi, ma sono pienamente d’accordo col tuo sentire e , nello stesso tempo, spero anch’io di sbagliare.
    Con affetto, uomo giusto e sincero. ❤

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  2. Non preoccuparti, non li conosco, ma se sono due persone libere e innamorate e con un progetto di vita condiviso, cresceranno insieme e se la caveranno benissimo. Come tutte le coppie del mondo “omo o etero-culturali” 😉

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